DAVANTI ALL'AUTOSTRADA


Non mi c'ero mai seduto prima e credo non mi ci sieder˛ mai pi¨.

In apparenza pu˛ sembrare bucolica, contornata da fresche robinie e un piccolo spiazzo erboso trapuntato di margheritine, ma scorre l'autostrada a pochi passi, celata alla vista da un'alta barriera protettiva che dovrebbe essere antirumore ma che lascia filtrare un rombo stordente che, se tanto mi da tanto, chissÓ quale tortura doveva essere per gli abitanti del luogo prima della sua realizzazione .

E' un rumore ad elastico, assomiglia ad una mareggiata, va e viene e raggiunge il parossismo quando sfrecciano i numerosissimi TIR lanciati con tale velocitÓ che si crea un vortice che fa ondeggiare gli alberi e tremare il terreno.

Cinque minuti immersi in quella baraonda bastano e avanzano. Comincio a provare un vago malessere, sto per alzarmi quando il rumore si affievolisce, si frantuma, prevalgono fischi e stridii di gomme. Cessa. E ora prendono a galleggiare nell'aria ben altri suoni : Il latrato insistente di un cane lontano, i rintocchi d'un campanile e i respiri emessi dalle case vicine sotto forma di voci e alcuni schiocchi provenienti da un poggiolo dove una signora si accanisce a percuotere un grosso piumone bianco che luccica e ondeggia al sole. Riesco persino a sentire il cinguettio e il frullo dei passeri che si rincorrono tra i rami. Allora desisto, rimango seduto a godermi la pace ritrovata mentre il sole primaverile mi attraversa e mi massaggia il cuore curandomi, meglio di qualunque medico, i malanni accumulati d'inverno.

Emerge lentamente un urlo di sirena, al di lÓ della barriera, sfreccia lacerante per poi spegnersi lontano. Come il silenzio si ricompatta, un'altra sirena e poi un'altra ancora. Ora la curiositÓ e la preoccupazione mi spingono ad alzarmi per portarmi poco pi¨ avanti, su un tratto di strada, privo di barriera antirumore, che mi permette di vedere la striscia d'asfalto.

Una lunga teoria di automezzi sosta in ordinata fila. Se non fosse per un camionista, che si muove all'interno del suo abitacolo con il cellulare incollato all'orecchio, sembrerebbe un gigantesco fermo immagine. Una coda di automezzi Ŕ una scena ormai abituale, qualche volta vissuta anche in prima persona. Penso ai mille impegni saltati o rimandati, ai cellulari roventi affamati di notizie ai quali aggrapparsi come ad un salvagente, a chi si fa prendere dal nervosismo dell'attesa, chi dalla rassegnazione. E poi mi scorrono davanti le immagini , ormai quasi giornaliere, che mostrano le TV, con grovigli inestricabili di lamiere, sangue, morti, disperazione. Intorno a me aleggia un silenzio quasi cimiteriale. Sento il bisogno di ritornare verso la panchina e lasciare che passi il senso di disagio che mi attanaglia. Quasi mi prego che ritorni il frastuono liberatorio. Ed ecco che sale come un brusio, un suono simile alla risacca che lentamente si diffonde intorno a me e inghiotte cinguettii ed ogni altro tenue rumore. Resiste solo il latrato a cui se ne sono aggiunti altri in risposta, come a volere invano contrastate il rombo dei motori.

Salutata da colpi di clacson ,come fossero festosi fuochi d'artificio, la vita riprende a scorrere.

Sergio Marini 17.5.2010 RONCO SCRIVIA


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