IL PENDALOCCO DI PADRE PIO

Lungo il vicolo che conduce a casa, girato l'angolo, a momenti tampono a Scià Camilla.
Cammina lentamente, quasi piegata in due, trascina la sua enorme e inseparabile borsa a fiori e borbotta.
Sapendo che è affetta da problemi di deambulazione che vanno e vengono, la affianco e la saluto :
" 'Giorno ! Sciatica ? "  Si rizza, mi guarda attraverso le spesse lenti degli occhiali e inveisce :
" 'cidenti a mì. Ho perso e ciavi de casa !  " Son proprio abbertoelä ! "
E' quasi mezzogiorno ma fa freddo e tira vento. Come faccio a far finta di niente e lasciarla nel suo brodo ?
" Pe stradd-a  ?  Chì in gïo ? "  domando.
" tra cà e o fainotto " risponde. " Ammia anche tì.....de votte.....quattro euggi veddan megio de doì. .............................. Gh'é Padre Pio comme pendalocco ! "

Mi sembra una replica inutile farle notare che io ci vedo abbastanza bene ma lei invece è notoriamente "cecata ", quindi il conto degli occhi non torna. Comunque la sostengo nelle sue ricerche e intanto ci avviamo verso casa.
Tra " cà e fainotto " non c'è nulla, solo il lungo vicolo asfaltato.
Sfidando la sua " privacy " frugo di soppiatto nella sua borsa che sembra quella di Mary Poppins.
Saltano fuori due ombrelli due, uno specchietto, uno scialle, una trousse per il trucco ( Belin !ha ottanta anni ) un cero,una scatola di fiammiferi antivento, un pacchetto con due panini , un pezzo di  focaccia con la cipolla e mezzo litro di latte, un pacco di fazzolettini di carta, un portafoglio raggrinzito come una prugna secca, la custodia degli occhiali,
il libretto della pensione, una ranocchietta di peluche, un mozzicone di matita, persino un pacchetto di mollette da  stendere.....ma niente chiavi tenute insieme da un portachiavi con l'effige di Padre Pio.
Piegati in due come due antichi  e frusti camalli del porto sbuchiamo nel cortiletto prospiciente il portone.
Nella nostra perlustrazione abbiamo incontrato ogni genere di schifezze, dalla cacca dei cani alle cicche delle sigarette,
passando per lattine vuote di birra e plastiche varie per finire alla moneta da un euro sulla quale a Scià Camilla s'è buttata a pesce ( ma non era cecata ? )
Apro il portone mentre lei si dispera e continua a invocare Padre Pio.
Pare che quello smarrito sia l'unico mazzo di chiavi rimasto ormai in circolazione dopo svariati smarrimenti.
E' un bel problema. Penso già a come risolvere la situazione e per l'ennesima volta cresce in me il risentimento e l'incredulità per come questa povera vedova sia abbandonata da tutti i figli lontanissimi.
La sostengo nel suo procedere strascicato. Le tengo la borsa e l'aiuto a salire la rampa di scale, intanto i miei occhi scandagliano il pavimento alla ricerca delle chiavi perdute, non si sà mai, ogni angolo è buono, chissa ?
Niente, solo alcune cicche gommose spiaccicate contro i marmi e i soliti immancabili mozziconi di sigaretta.
La ospito a casa dopo aver spiegato alla dolcemetà la situazione che non è rosea.
I numeri di telefono dei figli sono in una agendina dentro casa. Lei a memoria manco si ricorda il suo cognome; è in totale confusione, continua a ripete alla dolcemetà : " Padre Pio ! Padre Pio aggiuttime tì "
" ma comme me son redûa  ! Son proprio abbertoaelä !! " Ah, Padre Pio ! "
Non mi resta altro che telefonare ai pompieri o a un fabbro, con tutto quello che ne conseguirà.
Ma la dolcemetà mi blocca : " Perchè no ti preuvi primma tì con 'na spallonâ.? Se no m'arregordo ma a l'è 'na porta de legno sensa nisciun rinforzo. L'unica no blindâ do palaçio."
Mi ha convinto. Salgo al piano di sopra. C'è un raggio di sole che penetra dal lucernaio.
Una scia di luce polverosa, che sembra indicarmi la strada, si infrange contro il pianerottolo e mette in risalto la scritta
" Salve " sul consunto zerbino.  Sono davanti alla porta di casa della scià Camilla....................................................
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Il portachiavi e la barba bianca di Padre Pio penzolano beffardi dal mazzo di chiavi infilato nella toppa della serratura.

Sergio Marini - 8.12.2007 -


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