LA SFERA di CRISTALLO

                                                                                                                                                                                                      Un racconto di Sergio Marini

Un vicolo del centro storico. Un portone di legno marrone, scrostato e tarlato, conduce a ripide scale.           Salire quelle scale dai gradini in ardesia consunta, per Marta, sarebbe impossibile se non ci fosse un rugginoso corrimano.  " Meno male " pensa l'anziana donna prima di affrontarle " che Mister Kant  è al primo piano. Se fosse al secondo o peggio all'ultimo  oggi non ce la farei proprio. Questa giornata di maccaja ha risvegliato anche l'ultimo dei miei dolori artrosici "   Arriva al pianerottolo  ansimando come se avesse percorso a piedi i piani di un grattacielo. Il battito del cuore sembra rintronare per tutto il palazzo. Aspetta che quella tempesta si plachi  e intanto s'avvicina all'unica porta di quel ballatoio scuro e maleodorante. C'è una minuscola targa giallina sotto un grosso pulsante scuro " Kant VEGGENTE  "  E' la seconda volta che Marta si presenta dal veggente e mentre il respiro stenta a tornare normale pensa a quel giorno della settimana precedente quando l'incontro con la sua vecchia amica Luisa al Mercato Orientale ha scatenato le reciproche confidenze  e una lunga teoria di crucci, dalla vedovanza comune ai propri figli.

" Vita difficile, la mia, "  aveva confidato Marta a Luisa nella confusione del mercato " mi è rimasto Gino, bravo figlio per carità !, ma così sfortunato in questioni di cuore. Non sono una donna possessiva, tutt'altro, e vorrei tanto che si sistemasse perchè io ormai sono malata e lui ha trentacinque anni. Se avessi avuto una figlia tutto sarebbe diverso, avrei avuto più comprensione, aiuto, compagnia. Invece un uomo......Viene a casa per cena, qualche volta, altre volte sta fuori con gli amici e rientra solo per dormire. Con me qualche frettolosa parola al mattino presto prima di andare al lavoro. Una volta mi ha presentato una giovane carina, poi un'altra, un'altra ancora.  Ogni volta faceva rosei progetti ma ora è un pò di tempo che si è fatto cupo e non parla più di donne. Tre storie finite male che lo hanno segnato al punto che comincio davvero a preoccuparmi, ma che posso fare io per lui ? "   E Luisa : " Ma perchè non vai da Mister Kant ?- Quello guarda in una sfera di cristallo e predice il futuro. E' un veggente straordinario. A me ha preannunciato lo sposalizio di mia figlia e si è realizzato, ha visto nella sfera una mia guarigione dalla depressione ed ora mi sento molto meglio. Vai da lui con una fotografia di tuo figlio e vedrai che ti illuminerà e così potrai sapere quello che ti aspetta.  La signora Donati  e la suocera di mia figlia mi prendevano in giro ma poi ci sono state senza dirmi nulla e ha predetto loro felicità e fortuna. La signora Donati si è risposata e Enza, la suocera di mia figlia, una patita del gioco del lotto, ha azzeccato un bel terno e ha vinto un gigantesco uovo di Pasqua."                                                                                                               

L'affanno è passato. Qualunque cosa, qualunque tentativo, anche il più assurdo, pur di aiutare quel povero figlio sfortunato. Marta pigia il pulsante e un secco trillo si diffonde. Poi il silenzio rotto solo da sinistri scricchiolii che quel vecchio caseggiato emana, come se respirasse.  Si apre la porta e dalla penombra emerge la magra figura di Mister Kant. Ha i capelli bianchi raccolti a coda di cavallo e indossa un vestaglione nero orlato di frange dorate. Piccoli occhialini rotondi sporgono dal viso ossuto. Ha un paio di strani baffetti grigiastri e un cespuglietto di peli bianchissimi penzola dal mento. Una scia odorosa, a metà tra l'incenso e la muffa, investe Marta come la settimana scorsa e come la volta precendente segue l'uomo che la conduce, scostando pesanti tendaggi marroni, in un ambiente scuro e soffocante dove, al centro di un rotondo tavolino nero,  troneggia una sfera di cristallo che sembra mandare lampi azzurrini. E come la volta precedente Marta si trova seduta di fronte a quell'uomo, tra di loro la sfera di cristallo e una sensazione di vertigine.

La foto di Gino, vecchia ormai di qualche anno, ritratto sorridente assieme al defunto marito e conservata da Marta come una reliquia, passa nelle mani lunghe e bianchissime del veggente che, senza pronunciare un parola, la posa davanti alla sfera di cristallo con estrema cautela, quasi fosse di vetro,  e prende a fissarla. Il silenzio e l'immobilità del veggente, che sembra quasi non respirare, l'oscurità rotta solo dal chiarore lattiginoso della sfera, stordiscono l'anziana donna che perde la cognizione del tempo.  Attimi ? Minuti ? Ore ?

L'insopportabile silenzio viene rotto dal veggente : Pronuncia con voce sofferente  parole incomprensibili, gli occhi chiusi e le mani sulla sfera. Poi finalmente : " Vedo...vedo fortuna per tuo figlio Gino.....e un volto di donna che sorride......sarà felice.....vedo colori..... rosa. Sarà un roseo futuro per tuo figlio. "                                            Marta piange. Gli occhiali si appannano, le sembra persino che la sfera si colori di rosa. Infine la stanza s'illumina e lei sembra incapace d'alzarsi. Mister Kant l'aiuta, premuroso e dice : " La fortuna va coltivata, aiutata, invocata.... "    E' con un sentimento di gratitudine  che Marta paga il salato conto e fissa un nuovo appuntamento per la prossima settimana.

La strada del ritorno è più leggera e non sente nemmeno più gli acciacchi, ma solo le parole del veggente che le hanno restituito la voglia di vivere. Non vede l'ora di tornare a casa per dividere con il figlio la grande emozione appena trascorsa, così lui saprà regolarsi al meglio.....

Gino rincasa presto, incupito come al solito, e non fa neppure caso al viso sorridente della madre, nemmeno si rende conto che lei cerca ogni pretesto per instaurare un colloquio. Mangia in silenzio, gli occhi bassi mentre la madre parla parla parla. Lui non ascolta. E' stanco, desidera solo essere lasciato in pace ma Marta è inarrestabile, parla di futuro, di color rosa, di matrimonio, è eccitata e alla fine le sue parole fanno breccia nelle stanche difese del giovane che realizza quello che l'anziana madre va dicendo.                                                       Sconsolato ribatte : " Mamma, come può una donna della tua età e della tua esperienza dar retta a un cialtrone che vive alle spalle dei creduloni  ? " Ma Marta è un fiume in piena, non vuole sentire ragioni, aggiunge le esperienze delle sue amiche, fornisce tutti i particolari. E' troppo stanco per replicare, Gino, lascerebbe anche che la madre vivesse di illusioni ma quando conosce l'entità della cifra sborsata sbotta : " E' meglio che ci chiariamo subito, una volta per tutte. Non voglio che tu sia imbrogliata ancora. Più parli e più mi viene l'istinto di andare da questo maghetto  e farti restituire i soldi spesi !  Apri gli occhi, mamma ! "  E senza aspettare replica alcuna si alza e va a chiudersi nella sua stanza.

Passa inesorabile il tempo. Un intero anno all'interno del quale Marta, sempre più sofferente, continua con le sue ostinate visite a Mister Kant che predice e pronuncia sempre le stesse parole : " Fortuna, Felicità " .....ma la vecchia madre si trascina ogni giorno di più con sempre maggiore difficoltà. Quasi non riesce più a camminare, la spesa diventata incombenza del figlio,passa lunghe giornate a letto e deve rinunciare persino a far visita al defunto marito al cimitero,  ma non alle parole del veggente che ormai va a visitare sempre più raramente e di nascosto, perchè Gino diventa una furia solo a sentirlo nominare.

Ma nell'ultimo incontro il veggente ha aggiunto una parola inattesa alle solite " fortuna e felicità " . Nella sfera di cristallo ha visto il " Matrimonio " per Gino e quella parola ha convinto Marta che presto sarebbe dovuta ritornare per saperne di più perchè " la fortuna e la felicità non bisogna lasciarle appassire, sono come le piante, vanno annaffiate spesso "  come si raccomandava sempre Mister Kant ogni volta che accompagnava la donna alla porta.

E' stata una radiosa giornata invernale piena di sole che ora sta tramontando colorando il cielo di porpora e cobalto. Gino ha ancora un paio d'ore di lavoro davanti a sè. Il caporeparto gli si presenta davanti e gli annuncia che la vecchia madre è in fin di vita....è meglio che s'affretti verso l'Ospedale di San Martino.                Quando arriva, disperato,  scopre la pietosa bugia : tutto è già compiuto e la madre ha un'espressione serena come se la morte l'avesse colta in un momento di felicità e così Gino viene a sapere che la madre è crollata, colta dal malore fatale, tra le ripide scale del vecchio caseggiato dov'era il famigerato veggente.

Ora il ragazzo trentaseienne è davvero solo. Nella casa, priva anche della presenza della madre, Gino passa giorni di inedia. Non si presenta neppure al lavoro : ha un solo pensiero che lo martella : Il veggente ! Se quel farabutto non avesse imbrogliato sua madre con tutte quelle parole assurde, forse ora la donna sarebbe ancora in vita. Decide di andare da Mister Kant e urlargli in faccia tutto il suo odio e poi e poi..l'avrebbe denunciato alla Polizia. !

Un'altra giornata invernale uguale a quella del giorno della morte della madre. Persino uguale il tramonto, sfolgorante, ma quei colori spariscono come Gino entra nel buio vicolo. La sensazione di gelo che accompagna il giovane si fa quasi insopportabile quando spinge quel portone scrostato e penetra nel vecchio palazzo. Sale le ripidissime scale pensando come diavolo poteva averle percorse l'anziana madre se lui stesso si deve aiutare con il corrimano ed ora,  che è lì davanti a quella odiata targa " Kant Veggente ", l'impulso è  di sfondare quella porta tutta percorsa da venature, senza nemmeno suonare. Ma c'è ancora un pò di luce nel buio del suo rancore e il suono del campanello, da lui pigiato , lo attraversa come una scossa elettrica.

E Kant, il veggente si materializza davanti a Gino. Un uomo anziano che ai suoi tempi doveva esser stato alto, ora curvo e rinsecchito, i lunghi capelli bianchi sciolti sulle spalle, la barba poco curata, gli occhialini tondi appesi al collo che sbattono contro un maglione marroncino di lana, un paio di pantaloni  di velluto verdolino  che terminano su nere ciabatte. Decisamente inaspettata la visita.                                                                                E quest'uomo insignificante - pensa in un lampo Gino - è stato capace di accendere le illusioni di mia madre ?  Intanto Mister Kant sbianca in volto : " Ma tu " mormora portandosi le mani diafane al viso " ma tu ...ma tu sei Gino ! ? . Sei il figlio della donna che......". Arretra , il veggente, e Gino penetra nella penombra, lo insegue e  nemmeno s'accorge che l'uscio si richiude alle sue spalle.  " Sono qui per fartela pagare " sibila Gino stringendo i pugni, " hai approfittato di una povera donna. L'hai imbottita di illusioni solo per il tuo tornaconto. Tu e i tuoi imbrogli, le tue parole vuote. Fortuna - Felicità ! E' morta salendo quelle maledette scale. E' quella la fortuna ? Hai predetto la mia felicità. Guardami ! Ti sembro un uomo felice ?  Ora io ti sfascio quella maledetta sfera di cristallo e poi ti denuncio !  L'anziano veggente non pare intimorito dall'atteggiamento aggressivo del giovane. Sembra solo  addolorato. Fa segno al giovane di seguirlo e apre una porta. Appare la stanza buia con il tavolino nero al centro. Accende una fioca luce e quasi si materializza la sfera di cristallo. Prima che Gino possa avvicinarsi ad essa Mister Kant gli offre una sedia. " Siedi, Gino, è lì che tua madre e tante come lei si sono avvicendate. Tutti vogliono conoscere il loro futuro o quello dei loro cari. Non  ho cercato nessuno, non ho mai costretto una persona ad ascoltarmi. Scelgono tutti liberamente di venire da me "

C'è la sfera tra  la collera del giovane e la calma del vecchio. Gino resta in piedi, torvo e minaccioso.

" Forse hai ragione, Gino, sono un vecchio imbroglione che dovrebbe dire loro la verità ma devo pur vivere... Cosa vuoi che dica ? - " continua il veggente accorato " vuoi che dica loro che avranno una malattia, un incidente, nessuna fortuna, che la loro vita cambierà in peggio, che continueranno a soffrire e che fra poco moriranno ? "    Fa una pausa, poi spinge la sfera verso il giovane, quasi ad offrirgliela.  Gino se la ritrova tra le mani, il cuore in tumulto.  La voce del vecchio riprende " Ma loro vengono da me per sentirsi dire parole di speranza, ne hanno bisogno per continuare a vivere. Io riesco a dare loro la forza di reagire alle avversità che la vita crea continuamente alimentando le loro aspettative. Non vogliono la verità ma illusioni. Parole come Felicità, Fortuna, agiscono su di loro come un balsamo su una ferita ed io......... Vuoi distruggere la sfera ? Vuoi impedirmi di illuderli, di togliere loro la speranza ?  Io sono meglio dell'arido gioco del lotto. Li butterebbero lì i loro soldi senza avere nulla in cambio. Io almeno ascolto i loro problemi e li assecondo. Tu per esempio....." Ansima. Prende fiato . " Siedi, ti prego " lo invita ancora e finalmente Gino si accomoda dove per tante volte s'era seduta la madre, rigirando nervosamente la sfera tra le mani.

" Lasciami fare un'ultima cosa....... Tua madre non veniva  per lei, veniva qui per te.  Era un atto d'amore nei tuoi confronti."   " Anche se la sfera la tieni tu, Gino,  io vedo per te un roseo futuro, una voglia di vivere ancora la vita, avrai fortuna, incontrerai una donna e ti sarà compagna, ti sposerai, avrai dei bei bambini, sarai felice  ma per ottenere ciò.........devi solo crederci .....hai il mondo tra le  mani.....non lasciarti andare...........................

Gino sistema lentamente la sfera di cristallo al centro del nero tavolino, con delicatezza. Non lascerà che la sua vita finisca in frantumi.

                                                                                  Sergio Marini    luglio2005                                                     

 

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