La donna sollevò la testa bionda dal cuscino ed il sogno che aveva appena iniziato si spezzò nel lattiginoso chiarore della luna piena. Davanti al suo viso assonnato si materializzarono le tende chiare che, ondeggiando lievemente nella brezza fresca della notte, strusciavano contro le persiane producendo un suono simile ad un respiro. Un cane giù nella strada stava abbaiando furiosamente in risposta ad un coro lamentoso di gatti in amore o in baruffa. Il sonno ed il sogno interrotti., rimase a sedere un poco stranita, le orecchie tese ai rumori della notte, gli occhi fissi al quadrante luminoso della radiosveglia che pulsava, secondo dopo secondo, accanto ad un fosforescente due che presto si sarebbe trasformato  in tre. Quel cane e quei gatti avevano interrotto un dolce sogno : Lui tornava, a bordo di un  enorme aereo bianco, scendendo svelto i gradini della scaletta gridando il suo nome e lei era lì, in mezzo alla pista dell'aeroporto Cristoforo Colombo, davanti all'azzurro del mare, e correva e correva a braccia spalancate e sembrava non arrivare mai a stringersi a lui. Il sibilo dei motori copriva ogni parola ma lei indovinava dal movimento delle labbra che  stava pronunciando il suo breve nome " Licia " seguito da un " ti amo "....... Dio che bel sogno che stava facendo ! Ed ora era lì, bagnata dal chiarore della luna, avvolta nel fresco lenzuolo giallino, il cane ringhiava e guaiva e i gatti continuavano imperterriti le loro lotte.

In quello strano buio visitato dalla luna e dal ritmico pulsare del faro della Lanterna che arrivava a colpire quella casa arrampicata alle spalle del porto,  Licia realizzò che il suo Lui, Arturo, Arti come lei amava chiamarlo,sarebbe arrivato fra sei giorni ma non per via aerea, come aveva appena sognato, ma sarebbe spuntato all'orizzonte con una nave bianca da crociera e lei lo avrebbe seguito dal balcone di casa fino all'ingresso in porto e poi.... e poi...  Un fruscio, un gioco d'ombre, e Licia allungò una mano nel posto accanto al suo come se il suo Arti fosse già lì. Quanti giorni aveva consumato in trepida attesa del rinnovarsi della magia dei momenti passati ad amarsi !  Quanta felicità avevano saputo regalarsi l'un l'altro e quanta solitudine, quale gelo ad ogni sua ripartenza !  Un marinaio. Proprio di un giramondo doveva innamorarsi con tutti i giovani che giravano in città..! E un cuoco di una nave da crociera poi, con tutte le belle donne intorno....  Scrollò la testa bionda, ecco che malinconia e gelosia stavano prendendo possesso dei suoi pensieri.  Ancora un gioco d'ombre e i soliti latrati.  Poi un lungo miagolio, rauco, penetrante. Rossini ?

La mente andò all'ultima volta : Lei  si muoveva quasi con disperazione ma lui era tenero, dolcissimo, struggente,  ma non riusciva a farle dimenticare che l'indomani quel posto sarebbe rimasto desolatamente vuoto, che  Lei avrebbe adoperato una sola tazzina per il caffè, un solo piatto in tavola, un solo malinconico bicchiere. Stava per scoppiare a piangere quando Rossini apparve sul letto dalla parte di Lei  interrompendo i loro abbracci, le loro ardite carezze. Rossini.....che cominciava a passeggiare sul letto come se niente fosse. Rossini che si insinuava tra i due corpi iniziando a strusciarsi un pò da uno e un pò dall'altra come a non voler fare un torto a nessuno dei due. Rossini.....

A Licia, seduta nel buio, parve di riconoscere in un miagolio più prolungato degli altri quello del suo gattone rossiccio " Rossini " per l'appunto, come Arti  l'aveva chiamato quando lo aveva regalato.  " Sai "  aveva detto mentre una sparuta palla di pelo rossa usciva da una scatola di cartone che lui aveva portato in cucina " ho pensato che un gattino ti possa tenere compagnia e prendendoti cura di lui è come se mi avessi sempre vicino. Mi ha colpito questo suo pelo rosso, quasi come i miei capelli. Era solo  in vetrina, dentro una piccola gabbia contornato da cagnolini che parevano lupi nei suoi confronti. Ci siamo miagolati e ci siamo subito piaciuti. Lo chiameremo " Rossini "se sei d'accordo. E' un fior di maschietto e curato da te verrà su grande e grosso e sarà il gatto più ammirato del quartiere. Guardando lui penserai sempre a me. Ti amo.

E Rossini ben presto divenne quasi come un figlio per la giovane coppia. Ogni volta che Arti gettava l'ancora nel porto di Genova e risaliva le strette crose per terminare il viaggio tra le braccia di Licia non poteva fare a meno di notare che il gatto era davvero diventato un animale stupendo e padrone del territorio. Passavano lunghe ore assieme e Rossini si lasciava accarezzare dimostrando con sonore fusa tutto il suo gradimento. Poi, appena Arti ripartiva, Rossini si rimetteva in movimento come spinto da una molla e, approfittando del fatto che la coppia abitava a pianterreno, iniziava a girare per il quartiere tenendo in ansia Licia che,una volta rimasta sola, trascorreva ore e ore a spiare la propria creatura sia in casa che sul territorio. Licia s'era fatta una convinzione : tutte le gatte del quartiere spasimavano per lui e più lo osservava e più si convinceva che il modo di fare all'amore di Rossini era molto simile a quello degli uomini, sia nell'approccio che nella conclusione.

Licia amava  Rossini, gatto libero di andare e venire, con una casa accogliente sempre a sua disposizione, cibo a volontà, cuscino morbido e profumato sul largo divano, qualche volta il posto a letto vicino alla giovane donna quando la nostalgia di Arti si faceva più acuta e a lei non restava altro che stringersi al petto il grosso gatto, baciargli la testa rossa pelosa e sussurargli : " Ah, se Arti fosse qui al tuo posto ! " e invidiava  Nerina, gatta di strada, che quando andava in fregola e lanciava i suoi rochi miagolii, spesso trovava Rossini che vinceva la concorrenza di altri gatti tanto  che da un pò di tempo le nidiate s'erano fatte più frequenti e molti gattini neri e molti rossi cominciavano a circolare tra le strette vie della zona. Ormai Licia non riusciva più a riprendere il sonno. Dalla strada salivano fin dentro la stanza miagolii che sembravano implorazioni. D'un tratto un urlo rauco eppur acutissimo. Infine il silenzio. Il suo Rossini aveva certamente soddisfatto Nerina o un'altra gatta e il  pensiero andò a Arti. Chissà se il suo Arturo era " quel " tipo di marinaio da " una donna in ogni porto "  ?  Il pensiero di Arti avvinghiato ad una anonima figura femminile la lascio senza fiato . Aveva un bel ripetere" Lui ", nei momenti d'intimità, che Lei era l'unica, che non desiderava altro che Licia. C'erano la gioventù e i lunghi mesi di lontananza  a gettarla nel vortice del dubbio . Ma Arti ogni volta prometteva fedeltà eterna e la volontà di scendere presto sulla terraferma per mettere a frutto i buoni guadagni aprendo magari un ristorantino  di fronte al porto.

 Una nuvola doveva aver offuscato la luna perchè dalle persiane non filtrava più il suo chiarore. Il rombo d'una moto entrò e uscì dal vicolo. Non latrava più il cane, non miagolava nessun gatto. Il braccio sinistro di Licia scivolò verso il posto desolatamente vuoto mentre il grembo le bruciava dal desiderio di Arturo. Pensava di non riuscire mai più ad addormentarsi e con questo pensiero chiuse gli occhi e scivolò finalmente nel sonno.

L'aria frizzante dell'alba colse il grosso gatto rossiccio davanti alla porta di casa. Un paio di  nuovi graffi gli segnavano il naso e aveva la pelle lacerata e sanguinante proprio sotto l'orecchio sinistro. Stava seduto sullo zerbino  e di tanto in tanto lanciava ansiose occhiate verso la porta leccandosi nervosamente il pelo arruffato come a volersi rendere più presentabile. Era affamato e dolorante perchè era stata una nottataccia. Due gatti sconosciuti avevano invaso il suo territorio e lui aveva dovuto battersi con la massima determinazione per mantenerli alla larga. Due gatte avevano assistito a quella battaglia terminata con la fuga degli invasori, la Nerina e una nuova, giovane, mai vista prima. Naturalmente  Rossini aveva esercitato il diritto del più forte su entrambe ed ora era lì, spossato ma soddisfatto.

Quando la porta s'aprì Licia prese a parlare con Rossini come una madre parla ad un figlio appena rientrato da una nottata passata in discoteca: Ti sembra questa l'ora di tornare a casa ?  Dove sei stato disgraziato ! Che cosa hai combinato Sporcaccione ! Vedrai la prossima volta ! - E intanto gli presentava una ciotola di  bocconcini di pollo, i suoi preferiti, e un'altra traboccante di fresco latte.

Mentre Rossini terminava la colazione trillò il telefonino e Licia quasi rovinò per terra nella fretta di rispondere. Mentre Licia parlava, Rossini guadagnò il divano e iniziò una metodica pulizia saettando la sua ruvida lingua rosea sui peli rossi, lasciandoli umidi e lucenti. Lì lo raggiunse Licia sfoggiando un enorme sorriso  ma presto scoprì le nuove cicatrici sul corpo di Rossini e capì che il trambusto della notte appena trascorsa era da mettere in relazione con le ferite che il gatto esibiva.

 Allora si sedette vicino a lui  e prese ad esaminarlo un poco allarmata ma, capito ben presto ch'erano graffi di poco conto, rassicurata,  lasciò che lui continuasse nella sua pulizia e mentre lo stava a guardare ammirata gli parlò della notte trascorsa quasi insonne, gli annunciò, con gli occhi che sprizzavano felicità, che Arti aveva  appena comunicato per telefono di aver anticipato il rientro e domani sarebbe arrivato, potenza dei sogni, in aereo, chiese al gatto se non fosse il caso che il suo uomo aprisse una macelleria o una pescheria per accontentare il suo appetito, ma poi, a rifletterci bene anche il ristorantino poteva andare più che bene...........

Rossini girò un paio di volte in tondo sul divano, il ventre gonfio, sazio, le ossa rotte dalla nottata brava. Trovata la giusta posizione, le zampe anteriori piegate all'indietro, cullato dalla voce di Licia  che parlava di Arti e dei progetti futuri,  si addormentò come un sasso. 

 

                                                                                                     FINE

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