A scià Camilla ha perso di tutto, dalle chiavi di casa alla dentiera. Gli occhiali mi mancavano. Senza di quelli, povera donna, è veramente messa male, praticamente una talpa con la cataratta. E' disperata, non si da pace : " Comme fasso a vedde o mæ CINE staseia ? " E poi se no te veddo comme posso dïte " Bello zuveno " ? ( Come faccio a vedere il mio cine ( TV) stasera ? e poi se non ti vedo come posso dirti " Bel giovane " ?) - Meno male che le rimane ancora un filo di ironia, ma la faccenda si fa seria. Siamo in casa sua dopo la richiesta di soccorso ( gridava dal poggiolo come un'aquila alla quale stessero strappando le penne ad una ad una ) " Son diventâ orbaaaa " ( Sono diventata cieca ) . Stiamo cercando, io e DolceAmetà mentre frughiamo con discrezione nella polvere di quell'appartamento , di capire dov'era a Sciâ Camilla nel momento del black out perchè lei continua a non darsi pace e ripete come un mantra " Ghe vedeivo poi no gh'ò visto ciù "( Ci vedevo, poi non ci ho più visto ) . Intanto i tuoni che si sentivano da una decina di minuti stanno spostandosi sopra le nostre teste e grosse gocce cominciano a bussare sui vetri . Un lampo, seguito da un tuono assordante, ci spaventa. Poi , di colpo, inizia a piovere a dirotto. A sciâ Camilla, inciampando pericolosamente in una seggiola e rimanendo in piedi per grazia ricevuta, si dirige quasi a tentoni verso il poggiolo : " E mæ miandette steise " ( Le mie mutandine stese ) - DoleAmetà la blocca : " Omai ...son belle che scôe" ( Ormai son belle che fradice ) E lei, cercando invano di divincolarsi " e stavo retiando quande m'è partïa a vista " ( Le stavo ritirando quando mi è mancata la vista ) Ho un lampo di genio. : Vuoi vedere che gli sono caduti sul poggiolo ? Prelevo un civettuolo ombrellino a fiori dal portaombrelli e mi avventuro speranzoso sul poggiolo sferzato dalla pioggia ma in parte riparato da una consunta tenda da sole che funge anche da riparo per il soggiorno di Gigio : una sediola di plastica e una cassetta di legno ricoperta da un panno pieno di peli, una ciotola con l'acqua e un'altra più grande con una montagnola di crocchette, un lungo vaso con l'erba gatta e la lettiera, nel punto più riparato sia dal sole che dalla pioggia, con Gigio dentro che mi guarda come può guardarmi uno che viene interrotto nel momento del bisogno supremo . La ricerca non da esito positivo. Sto per rientrare quando DolceAmetà mi implora : " Zà che t'è lì, retiaghe quelle quattro miande se no o l'è 'n rugnî finn-a doman " ( Già che sei lì, ritira quelle quattro mutande se no piagnucola fino a domani ). So che mi bagnerò fino al midollo ma non me la sento di contraddire due donne. E' un'impresa improba ritirare quattro straccetti appesi tenendo con una mano un ombrellino, che a malapena mi ripara la testa, e con l'altra staccare le mollette. Infatti, al primo tentativo, una folata di vento maligno spinge via la prima mutanda appena liberata dalla molletta che la tratteneva sulla corda, che cade, zuppa di pioggia, nel posteggio sottostante. Posso lasciarla lì ? NO di certo, tanto a sciâ Camilla, cecata com'è, non si è certo accorta di niente. Mentre Gigio raspa nella lettiera e emette un "Maooo" per poi zompare lestamente in casa, metto da parte l'inutile ombrellino e ritiro, sotto la pioggia battente, le altre. Ci volevano due mani. Poi mi precipito giù per la scale, esco inseguito da lampi e tuoni, e recupero la mutanda. Accanto a lei....gli occhiali della Sciâ Camilla, miracolosamente intatti, sembrano chiedermi aiuto mentre un rivolo d'acqua li avvicina pericolosamente al tombino. SALVI ! - Sergio BIBI Marini 13. agosto 2018 ----


torna a home