Me ne st l, un p di sghimbescio, con il tepore del sole gi da insolazione ma che ancora non riesce a portare a bollore la struttura della panchina grazie all'ombra del roseto. Dieci minuti di sosta, di contemplazione, prima di rientrare a casa per la cena. Questa ancora una fetta di mondo che riesce a rigenerarti. Una panca magica.
Bastano uno stormire di foglie, il frullo d'un passero, la baruffa tra le galline nel pollaio del vicino,a sovrastare i rumori che salgono dalla valle.
Come sempre alzo gli occhi al cielo a cercare disegni nelle rade nuvole e tra me e loro sfrecciano frenetiche le poche rondini che sono ritornate al nido. Subito dopo si alza il richiamo delle tortore e riesco ad intravvederle tra i rami dell'olmo. Un corvo saltella dentro all'aiuola dirimpetto, immerge il becco giallo con furia nell'erba e se ne esce trionfante con la sua preda. Ora la volta, con mia somma meraviglia, di due pappagallini color verde smeraldo che si vanno a posare nel campo del vicino contadino, tra i filari dei piselli, e cominciano a banchettare.

 

 Pare che ognuno abbia una sua tecnica. Uno li strappa dalla pianta, e l'altro invece riesce ad aprirli con il becco, svuotando il baccello con rara maestria. Li osservo divertito, sono bellissimi e graziosi, non li avevo mai visti prima da queste parti. Sembra addirittura che parlino tra di loro lanciandosi grida. Cos ne planano altri e alla fine ne conto cinque che partecipano al pasto.
Alcuni prediligono la frutta e si spostano sul vicino pesco becchettando con aria soddisfatta.

 


Estraggo, come al solito, la mia digitale cercando di muovermi con cautela per non spaventarli.....scatto un paio di foto e subito frullano via, scacciati dalle grida del contadino che corre loro incontro agitando una lunga canna. Li minaccia ,l'uomo, li offende con una serie di epiteti dove il pi elegante " bastardi, figgi de bagasce". L per l' non ha la mia approvazione, anzi. Ma poi mi scorge da lontano, ci conosciamo e ogni tanto scambiamo qualche parola. Mi urla " Vi i cinghiali m'han cacciou pe l'ia o campo de tomte apenn-a semenou . Ancheu i posci...... A frta a l' tutta sbecc . A vorpe a m'ha fto fua de gallinn.e e m no staggo manco tanto ben.....Tanto travaggio per ninte....stragiou." Improvvisamente la panchina diventa scomoda. Immergermi nella sua realt mi sta facendo toccare con mano problematiche impensabili fino a qualche istante prima.
Nascondo in tasca la digitale come se mi sentissi in colpa per essermi " goduto " quella che io consideravo una scena bucolica e mi alzo allargando le braccia in un gesto di solidariet.

Ci salutiamo e lui per primo mi augura " Buon appetito ". E qui mi sento anch'io un pappagallo. Speriamo non venga a sapere che stasera Dolcemet mi ha preparato Carne con piselli.....

Sergio Marini - 20.5.2009 -


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