RICCIO PORCOSPINO

 

 


Non pi tanto facile avere un incontro ravvicinato con un riccio dalle mie
parti .

Ne incontravo spesso quando rientravo tardi la sera percorrendo la solitaria
crosa, li seguivo  con lo sguardo fin dove potevo senza disturbarli per
impedire che, spaventati dalla mia presenza, si appallottolassero a difesa.
Poi,la pratica diffusa del Comune di pulire le crose, invase dalle erbacce,
con potenti e micidiali diserbanti e lo strano concime sparso  dai condadini
nei terreni circostanti  hanno contribuito a decimarli o quantomeno ad
allontanarli dai miei percorsi abituali.

I porcospini, piccoli mammiferi prettamente notturni,con la loro solitudine
e la buffa camminata , mi sono sempre stati estremamente simpatici tanto da
studiarne a fondo le abitudini.  Figuratevi la mia meraviglia nell'
incontrarne finalmente uno, lui a discendere rasente il muro ed io a
risalire la ripida crosa, sotto il sole ancora caldo del tramonto.

 



Ha movimenti lenti, quasi da bradipo, e sembra in buone condizioni, i suoi
aculei luccicano al sole. Lo sapete, non mi separo quasi mai dalla mia
digitale, mi sale irresistibile la voglia di immortalare l'incontro
muovendomi con estrema cautela sperando che non si racchiuda in se stesso.
Uno scatto, due, poi il porcospino riprende il cammino quando sento una voce
di bimbo alle mie spalle :

" Guarda pap,! Cos' ?  Ammazzalo, ho paura ! "

Mi giro. Un uomo  che conosco di vista e che ogni tanto viene a passeggiare
da queste parti, tiene per mano il figlioletto, un frugoletto sui cinque
anni. Poco dietro arranca la madre.

Anche lei lo vede, si blocca e esclama : " Che schifo. Sembra un topo .
Morde ?  "

" E' solo un simpatico riccio " rispondo mentre i nostri sguardi si
incrociano.

Il riccio, spaventato dal trambusto, sta per diventare una palla spinosa.
Forse perch sono tra l'animale e la famigliola, forse perch brandisco la
macchina fotografica, girano pi al largo possibile e si allontanano
velocemente .

Cala il silenzio in questa briciola di mondo, rotto solo dal mio respiro e
dal fruscio del vento che fa cigolare qualche cosa al di l dell'alto muro.
Ora il porcospino, forse tranquillizzato, riprende il suo cammino quando
dall'alto della crosa appare a Sci Camilla con una capiente ciotola di
plastica in una mano e un cartoccio del latte nell'altra : " Meschin o m
riseu !  Chiss che s'o l  con questo cdo. L'ho visto primm-a in ta
cruza e son andta a piggighe on po' de lte "

A Sci Camilla la gattara del circondario. La sua fissa che tutti gli
animali, senza di lei, muoiano di fame e di sete.  Ho un sobbalzo e la fermo
prima che posi  a terra la ciotola.

" No, Sci Camilla, o lte o l' venin pe o riseu ! "

Mi guarda con compatimento  : " Ma che belinate son queste ? - esclama.

Poi guarda il cartoccio : " O no l' miga scheito  ! "



Nel frattempo il riccio, che io non ho mai perso di vista, si infila in una
larga crepa del muro e sparisce senza che lei se ne accorga.

Quando a Sci Camilla realizza che la bestiola sparita non riesce altro
che dire : " E oua,  pvio bestin ? " E io, con un sospiro di sollievo :
"  se vedde che ghe piaxe de ci l'gua. O lte o l' rba pe gatti "
Insieme ci incamminiamo verso casa, lei sbuffando, io consapevole di aver
salvato la vita al riccio almeno due volte nel giro di dieci minuti, ma se l'anziana
donna l'avrebbe avvelenato inconsapevole, convinta invece di far del bene,
che tristezza, che pena, e anche che rabbia rendermi conto di come l'ignoranza
possa portare seri pericoli a animali addirittura utili all'uomo.

 Sergio Marini - 7.6.09 .


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