RIFLESSIONE IN BOTTIGLIA

                     SCEMO DI PAESE                      

Vestito male in arnese
eternamente senza bottoni
e sempre pił lisi
e sempre pił unti
quello straccio di calzoni
dicevano che fosse lo scemo del paese

Perchč correva tra orti e crose
dicevano che fosse scemo,
in paese,
ma lui, trasportando lumache bavose,
diceva a sua giustificazione :
" Faccio loro risparmiare un mese ! "

Affermavano che fosse lo scemo del paese
quando per interminabili ore
accarezzava i gatti
accanto a loro steso al sole
e al par dei felini esser considerato
voleva con insistenti pretese.

Nessuno, proprio nessuno capiva
lo scemo del paese che saliva
 ogni giorno in aiuto
del vecchio e malandato tiglio
 e tra i suoi  i rami seduto
di lui si proclamava figlio
e con lui parlava, parlava, parlava.....
di quando c'erano tanti alberi amici
al posto di malinconici tetti
e il sole, senza fumi a far da velo,
aiutava lo sboccio  dei mughetti
a profumare la stagione della vita
e se cadeva  pioggia dal cielo
cadeva pulita.

Al tronco rugoso abbracciato
supplicava di non lasciarsi morire
 che NO, lui non l'avrebbe abbandonato
e diceva che a fargli compagnia
gatti e lumache dovevan venire
che SI', gliel'avevan giurato.
a lui, ormai unico tiglio della via.

Ridevano della sue voglie
da scemo del villaggio
ma lassł, sollevati dal terreno,
 tra rami e  foglie
figlio e tiglio s'infondevan coraggio.   

                                                                                                              Sergio Marini     1978                   Pagina 2  


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