I ZENEIZI DI I.D.G.



Dal Newsgroup Italia Genova Discussioni ( IGD )

da John :

La tua frase '...dei figli lontani, salvo poi a farsi venire il magone
per la nostalgia del suo parlare e del suo mare'.
Ecco, proprio qui mi permetto di 'inserirmi'.
Per quanto strano possa sembrare, vi sono molti 'genovesi' che sono
emigrati ma il mare lo hanno visto poche volte, in confronto a quelli
che ci abitano 'davanti'.
Sono i genovesi dell'entroterra. Come me.
Quando mi viene il magone, io non vedo un mare. Io vedo i 'grebani' di
Langasco, della salita alla Bocchetta. Vedo la strada che va a Cesino.
Vedo la Guidovia che dal Serro va alla Guardia.
Mi ricordo i tramonti dal balcone di casa mia, che dava ad Ovest, sì, ma
di fronte avevo la 'Guardia'. Per me il tramonto era un sole ancora
relativamente alto, che 'contornava' il cucuzzolo del monte Figogna,
proiettando la sagoma del Santuario dell Guardia.
Era il colore arancione del sole che batteva contro gli alberi alti del
giardino dei vicini, 'u sciu Ugo e a scia  Aurelia', che ovviamente,
essendo 'scignuri' abitavano a Genova centro e venivano solo al week-end.

Questa è la mia Genova. Di mare nemmeno l'ombra. Anzi, so nuotare malissimo.
Ciao.
John.


da Giorgio :

Eccomi qua, il genovese che emigro' dicendo "mai piu' in questa citta'
caotica!".
Sono bastati pochi anni, e non passa giorno in cui non provi a trovare
una scappatoia per tornare. Anche se so che tornero', e che magari il
giorno dopo ricomincero' a mugugnare per il traffico e la macaia... Ma
d'altra parte sono genovese, e come chi mugugna per la moglie ma non
puo' farne a meno, prima o poi tornero' a vivere questo rapporto (spero...)

Ciao!

Giorgio


da : Kairaddin

Genova - per capirla davvero - bisogna viverla da * dentro*, esserci
nella *pancia*....e non e' facile comunque.

Abbiamo un carattere difficile, spigoloso, estremamente orgoglioso,
siamo istintivamente diffidenti, soffriamo di vari complessi ( uno e'
una timidezza di fondo che ci rende aggressivi e/o schivi ) e -pur
cercando di non farlo trasparire, siamo affetti da un inguaribile
complesso di superiorità.

E'' raro che un genovese lo ammetta...ma e' cosi.

Teniamo, di norma, un profilo basso, qui da noi l'ostentazione non e'
gradita ed e' segno inequivocabile di quaqquarismo.

Siamo di norma malinconici,musoni, spesso tristi e depressi, sempre un
tanto seri  e seriosi.

Ma il ceppo, Marco, e' duro quanto non te lo immagini nemmeno, siamo
ostinati, non abbassiamo la testa, mai.

Qui la solidarietà' non e' aria fritta, e' cosa antica e ce n'e' ancora
tanta : chiama un ambulanza a Roma o Napoli o Torino e vedi cosa
succede.

A Genova il 118 arriva a spron battuto fin nei caruggi piu' bui, e
qualche Croce che ti porti in Ospedale agratis la trovi sempre.

E parlo molto a ragion veduta.

E  se e' vero che ci parliamo un po' troppo addosso...ne abbiamo anche
qualche ragione...se pensi che Marco Polo...scoprì con sua massima
sorpresa che nel cuore dell'Asia il genovino d'oro era moneta
pregiata...tanto per dire la prima che mi viene in mente, e ce ne
sarebbero di cose da dire...

Forse questi aspetti, qui nel centrostorico si capiscono meglio,
perchè le vivi, nonostante tutto, perchè cammini, compri, ti incazzi,
scopi,commerci, bevi e mangi in un ambiente che ancora conserva più' o
meno intatte, le vestigia di mille anni fa.

Quanto all'affermazzione che :

>Ormai si rischia la pelle.

Non piu' che a Milano o Torino o Amsterdam o Londra. E lasciamo
perder, per carità di patria, il nostro radioso meridione.

Io vivo qui da vent'anni, circolo a tutte le ore del giorno e della
notte nei caruggi e fino ad oggi ho subito solo un ( uno ) maldestro
tentativo di borseggio da parte di piccolo venditore di fiori, che,
perduto il portagli per terra ( a causa di un mio brusco gesto per
respingerlo ) me lo ha restituito reclamando il rituale bakshish, e
solo il suo Allah l'ha salvato dal piu' grosso calcioinculo della sua
giovane vita.

Certo, Genova può esserti ostile sino a farti male o molto male, se
ti mette le prua addosso.

Ma  non la cambierei con nessun'altra citta' al mondo.


Kairaddin


da " Sandra"
 

> Genova e' una citta' caotica e a tratti sporca (anche nell'aria), ma
> anche stupenda, piena di angoli suggestivi e di un'infinita' di cose da
> vedere/visitare. E' una citta' di contrasti, multicolore,
> multirazziale, con antico e moderno affiancati ovunque, una citta' che
> si ama facilmente, perche' ognuno trova in Genova e nei suoi infiniti
> spicchi urbani e d'umanita' qualcosa di vicino a se'. E' anche una
> citta' piena di verde, e con una riviera e una provincia
> incredibilmente suggestive. I genovesi sono gente di mare, gente
> schietta e genuina, dall'innata furbizia e dal grande cuore. Un
> genovese lo puoi amare od odiare, in qualcosa comunque ti colpira',
> difficilmente ti restera' indifferente, e' gente di carattere.
>
> Tutto questo te lo dice una -NON- genovese .. che ama (e penso si veda
> ^_^) Genova.
>
> Ciao!
> Sandra



Amo Zena.

Il mio amico più caro è da quarant'anni a Paderno Dugnano e odia
profondamente quelle zone.
Dice spesso :" ma i miei non potevano rimanere a vivere a Sampierdarena ? Mi
sarebbe bastato".

Io - dalla mia finestra affacciata sul mondo, ho il Righi a Levante che
scivola verso Belvedere e il porto e spunta una fetta di mare che non mi
stancherò mai di ammirare. E quando le fosche giornate ( fortunatamente
poche )  me lo nascondono alla vista penso subito all'amico e alle sue
frequenti fughe " per lavoro " che lo portano dall'amante a Recco per poi
confessare i suoi sensi di colpa in lunghe telefonate a me, ormai suo
confessore.

Un altro amico d'infanzia, diventato  a fatica ragioniere al Tortelli, ha
trovato la sua strada a Torino, a fare conti per la Fiat. Ci tenevamo, nei
primi tempi del distacco, in contatto epistolare, e finiva sempre i suoi
scritti ( zeppi, per la verità, di elogi per i LungoPo ) con un " Salutami
la Lanterna ".
Ed io - ancor ora che ci siamo persi - quando la Lanterna s'illumina e ci
illumina, penso a lui.

E Rosa, mia coetanea, vicina di casa, sposa per amore a Tony, ( Antonio )
maniaco dell'America  come  Alberto Sordi, che si è tormentata a lungo e ha
pianto prima di seguirlo ai cantieri di Monfalcone, per poi ritornare a
Genova da separata, fortunatamente senza figli.

E Ettore e la moglie Elena e i figli Paolo e Carlo, travolti dalla crisi
siderurgica, riciclati a Piombino, ritornati a Genova dentro ad una edicola
di giornali perché i figli non " legavano " con il nuovo ambiente. Lo stesso
Ettore che, alla fine degli anni cinquanta, prima dei doveri che sarebbero
arrivati di lì a poco, si dedicava ai piaceri e ci trascinava in Galleria
Mazzini a giocare a biliardo. Lo stesso Ettore che, più adulto e scafato,
navigava per i caruggi del centro storico, con noi appresso , alla sicura
ricerca delle Luky Strike e di una certa Amanda.....

Io invece a Genova ci sono nato e da lei non mi sono mai allontanato perché
quando stavo per farlo mi è capitata la fortuna di poter svolgere , per
quindici anni , quelli più giovani, un lavoro che mi  ha portato a
frequentare, quasi tutti i giorni, scagni e Pubblici Uffici ,dalla Stazione
Marittima a De Ferrari a Piazza della Vittoria compiendo, quasi sempre a
piedi, un percorso che mi invidiavano i più informati turisti.

Al contrario di quelli che passano indifferenti e indaffarati davanti alle
bellezze della propria città ( per poi andare a visitare estasiati i
monumenti altrui ) io mi sono sempre almeno soffermato e interessato. Ogni
giorno cercavo con lo sguardo la Lanterna, calpestavo Via Prè  di primo
mattino ancora sonnolenta. In Via del Campo e Via San Luca entravo in
polverosi scagni che profumavano di spezie lontane e trasudavano genovesità
antica. In Piazza Banchi ho comperato tanti di quei libri e dischi usati,
che quando me ne capita uno per le mani si mette in moto il registratore
della mia memoria sulle lunghe trattative.per aggiudicarmelo. San Lorenzo e
i suoi marmorei leoni di guardia alla cattedrale han sempre meritato un
occhio di riguardo e una toccatina. De Ferrari e la sua vasca ovale,
attraversata per andare giù per via Venti, mi vedava spesso effettuare una
piccola sosta di cinque minuti seduto sul suo bordo a spaziare la gran
piazza e la ferita aperta delle macerie del  Carlo Felice. In Via Venti mi
accoglievano in uffici luminosi ed eleganti con scorci panoramici di rara
bellezza che attiravano la mia attenzione. In Piazza Dante l'ascensore del
grattacielo, che mi catapultava oltre il ventesimo piano, mi procurava
sempre e comunque uno strano brivido di modernità.
Non so quanti genovesi abbiano visto la loro città dalla Terrazza Martini ma
da li'basta anche solo una breve occhiata e l'innamoramento è sicuro. Anche
se per lavoro, da quel punto d'osservazione,
ogni volta era come se fosse la prima volta e ne scendevo stordito e
appagato.

A volte da Piazza De Ferrari cambiava il tragitto e passavo da Via Roma o
Galleria Mazzini per salire fino a Corvetto, per poi ridiscendere in Piazza
Fontane Marose, percorrere la via Garibaldi fino a Tursi, sempre entrando
ogni tanto in palazzi e ambienti fastosi colmi di storia trasformati in
Banche, Uffici, Ambasciate. Non c'è vicolo e piazzetta del centro storico
che non abbia calpestato. Da Tursi, in una manciata di minuti, precipitavo a
Caricamento sfruttando scorciatoie, impensabili ai più, quando avevo premura
e non volevo fare slalom tra la gente e i pochi turisti d'allora, altrimenti
me ne scendevo beatamente per Vico del Ferro a curiosare tra cornici e
quadri e respirare l'odore della trementina, infilavo stretti vicoli per
perdermi nel caos  di Piazza Lavagna e il suo mercatino delle pulci, andavo
a lustrarmi gli occhi nel cuore di Soziglia dove i negozi affacciati
facevano a gara per attirare la gente con esposizioni di frutta e verdura ,
i  banchi dei Macellai, i pesciai, in un mix di colori ,odori e urla che ti
catturava l'anima.. Le soste da Romanengo per respirare l'odore del
cioccolato e da Orlandini  per essere sempre aggiornatto sulle ultime novità
musicali mi faceva sempre perdere tempo prezioso, così come i  lunghi banchi
di libri e dischi usati lungo via Banchi . Se capitavo in Sottoripa intorno
alle quattro del pomeriggio, anziché girare a destra e proseguire per Piazza
Caricamento come avrei dovuto fare, mi infilavo nei portici di sinistra per
concedermi un panino con la porchetta e un bicchiere di pinot dentro a un
angusto negozietto del quale ora non ricordo il nome ma che rimpiango ogni
volta che mi prende la voglia di fare merenda. Poi, per recuperare il tempo
perduto prendevo il tram in Piazza Caricamento per scendere alla Marittima.



Quando la mia vita ha sterzato bruscamente  in periferia, credevo fosse
facile buttarsi alle spalle il trascorso, credevo che le nuove avventure
m'avrebbero
lentamente tenuto lontano.

Non è stato così. Tutte le scuse erano e sono buone per ritornare nelle
braccia
di " Genova "  o meglio " ZENA" , perché ,non a caso, quando un abitante
della periferia si sposta verso il centro città non dirà mai " vado in
centro " ma bensì  " Vado a Genova " . Io amo Zena ma c'è come un
sortilegio tra noi : Più invecchio e più la amo, più la amo e più lei si
trasforma e continua ad essere più bella e corteggiata. Ma un giorno
chiuderò gli occhi e mi annullerò per sempre dentro di Lei. E allora io e
Zena saremo finalmente una cosa sola.

BIBI


La replica di John

caro BIBI, io e te abbiamo in comune uno sviscerato amore per Genova, il mio
assolutamente patologico perchè, negli anni, mischiato da 'amore-odio'.
IO a Genova, avolendo essere precisi, ci ho vissuto solo pochi anni : dalla
nascita ai 10 anni, poi dai 16 ai 23. Da allora l'ho sempre visitata
da 'emigrato' dato che avevo comprato la casa a mia madre.

Solo in questi ultimi tempi sto liberandomi della parte *odio* per colorare
anche quella da 'amore'.

L'odio derivava da un misto di tristi esperienze personali e di 'desideri
non soddisfatti' della mia Genova. Avevo delle 'pretese' sulla mia cittá,
come potrebbe averle un padre per il figlio che vuole assolutamente che
sia 'il più bello, il migliore, il più intelligente, il più ammirato' di
tutti.

E invece resta 'normale'. Talvolta disprezzato.

Mi ricordo quando ritornavo dai miei viaggi, da direzione Milano, vedevo dal
treno Sampierdarena sempre grigia, deprimente.

Poi invece Sampierdarena fu 'accoppiata' a belle cose, bei ricordi : liceo,
belle compagne di classe, vasche in via cantore, cinema alla domenica con
la ragazza, o al club 'Saloon' nascosto nei docks di via Sampierdarena. Il
giorno della maturità. Ricordi indelebili che ormai non si cancellano più,
a meno che intervenga l' Alzheimer.

Ora non mi frega più che Genova diventi una citta di tre milioni di
abitanti, con aeroporto da fare invidia a Chicago. Ormai so che devo
godermi la Genova che c'è. Accettarla così com'è.

Anch'io mi ricordo i tempi in cui andavo a piedi da San Martino fino a
Caricamento. Mi ricordavo, fino a pochi anni fa, ancora tutti i palazzi
lungo il tragitto : corso gastaldi, via T. invrea, piazza Tommaseo, Piazza
Vittoria, Via XX settembre, De Ferrari. Poi a me piaceva di più scendere da
Vico casana invece che da via San Lorenzo.
Volevo sentire il profumo dei krapfen con panna che vendevano nel vicolo,
poi giù in via Luccoli, poi Banchi e Caricamento.

Ora invece a piedi non la posso fare più. Solo scendere in vico Casana ce la
faccio ancora. Ma non a salire !!
Sun diventou vegiu e pesante. (Ciù pesante che vegiu).

Ma un giorno, se il Padreterno me lo concede, questo tragitto me lo voglio
rifare !!! A piedi !


John.


Dal NewsGroup Italia.Genova.discussioni.

La discussione era iniziata commentando un articolo apparso sul giornale "Il secolo XIX "
«Genova non ci ama, era chiuso perfino il Museo del Mare»
13 ottobre 2010

Ecco la risposta di John, un genovese che ha vissuto molti anni in Germania, ed ora nuovamente tra noi.


Genova è bella di per sè. Per costituzione'. Non
bisogna far niente.
Infatti non si fa niente per attrarre alcunchè.
Basta uscire per una pizza sul litorale, in qualsiasi punto,a qualsiasi
ora. E' quasi sempre bello sereno, si guarda fuori dalla finestra dal
ristorante e si vedono scorci da cartolina : dalla Foce a Nervi, prendi
un punto a caso, un ristorante a caso.

Tutto chiuso ? Chettefrega, vai sulla passeggiata a mare a Nervi e te la
fai a piedi. Andata e ritorno in tutto sono 4 Km di passeggiata, a
vedere le navi che entrano ed escono dal porto. Grandi, piccole, barche.
Ti fai una ottima pizza sulla passeggiata. Se fa bel tempo ti vedi
qualche fortunato col motoscafo privato che scorrazza da Portofino alla
Lanterna e ritorno.
Sei annoiato ? Vai sul Navebus. Ti sei rotto del mare e delle navi ? Fa
niente. Vai fino alla fine della Valpolcevera e ti arrampichi
sull'appennino ligure, fino al Monte Figogna, e ti vedi il panorama da
lassù.
Genova è 'fotogenica' e 'cinegenica' par excellence.
Spesso vorrei avere un regista che mi accompagni nelle mie scorribande
per la città. C'è tanto materiale vario da poterci ambientare film di
ogni tipo. Infatti giá lo fanno.

A Genova si annoia solo chi è cieco. Ditemi in quale cittá si trova un
'materiale umano' così vario e pittoresco come quello che si incontra in
tutta l'area dei carruggi. Il contrasto di viuzze strette che ci passa a
malapena una persona, con il lusso di certi negozi di vico Casana e via
Luccoli.
Palazzi fatiscenti accando ad accoglienti gelaterie.
Musicisti che con degli strumenti fatti a mano ti suonano con una
verosimiglianza eccezionale l'ouverture del barbiere di Siviglia. Bande
musicali tribali africane in via Gramsci all'altezza della Commenda.
Vai a piedi, se ce la fai, dalla Foce a Nervi.
E dimmi se non si vive in una cittá da paradiso terrestre.

Gente, ma me lo dite quale cittá italiana, al di fuori di Napoli, ha
tutto questo ?
Quali città italiane oltre a Napoli e Venezia, 'vivono di rendita' cioé
della loro bellezza naturale senza dover far salti mortali o inventarsi
qualcosa per attrarre gente ?

Ettecredo che a Milano magari c'é più vita. Loro si devono muovere,
inventare qualcosa, ingegnarsi, creare qualcosa per divertirsi. Perchè
con le 'attrazioni naturali' che si ritrovano, (nebbia freddo in
inverno, calura in estate) morirebbero tutti di depressione.

Un po' come Las vegas. In mezzo a quel ca§§o di deserto, per dare un po'
di attrazione ai cowboys si doveva pur inventare qualcosa. E così è nata
Las vegas. E così è Milano e tutte le grandi cittá di pianura del Nord.


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