L'AUTISTA

 

C'era passato mille volte, davanti a quel cancello, avanti e indietro in tutte le stagioni. Un vecchio cancello di legno tenuto insieme dall'edera che lo aveva quasi ricoperto e da un misera catena serrata da un lucchetto grondante ruggine. Oltre quella barriera un po' sghimbescia Lui c'era penetrato spesso passando tra le assi e aveva vagato tra carcasse di vecchie auto che mai pi¨ avrebbero preso vita. Una accozzaglia di lamiere contorte che le erbe infestanti ricoprivano giorno dopo giorno come a voler nascondere la vergogna dell'abbandono.
Per lui quel lugubre posto era un parco giochi. Visitava tutte le auto che ancora erano accessibili, si sedeva al posto guida e solo per il fatto di toccare un volante si sentiva trasformato in un autista e fantasticava di correre per le strade del paese. C'era un contorto furgone rossastro che emanava ancora ora, a anni di distanza, un odore di pesce marcio. Dalla scritta scolorita e quasi illegibile non si capiva cosa avesse trasportato in tempi remoti, ma si intuiva dall'odore. Per lui quell'odore era profumo e quel trabiccolo adagiato sull'erba, dal muso fracassato e senza ruote, era il suo giocattolo preferito. Poi vennero giorni di pioggia, il vicino torrente tracim˛ e ricoprý quei rottami di fango proprio mentre lui se ne stava beatamente addormentato davanti al volante del furgone, al riparo della pioggia. Riuscý a scamparla per un pelo, saltando disperatamente di lamiera in lamiera fino a scavalcare il muretto di cinta e mettersi in salvo. Da quel giorno non os˛ pi¨ entrare in quel cortile. Si limitava a passarci davanti e buttarci un'occhiata. Ma oggi non si sarebbe mai aspettato di passare lý' davanti con la sua andatura caracollante e trovare, posizionato sull'apertura del cancello ,che giaceva a terra sbriciolato, un autocarro giÓ carico di rottami di auto che uno strano macchinario giallo dotato di una pinza a quattro zampe prelevava senza alcun riguardo per infilarli nel capace cassone generando un rumore infernale. Non restava che il furgone delle sue fantasie che ancora spiccava solitario nello spiazzo. Liberato dagli altri rottami sembrava prendere nuova vita. Per un attimo lui si illuse che l'avrebbero lasciato lý.
Quella vista gli fece ritornare prepotentemente la voglia del vecchio gioco e giÓ si immaginava di ritornare al volante per continuarlo , quando l'enorme ragno addent˛ il fianco del furgone e lo sollev˛ in aria generando una nuvola di polvere. Per qualche secondo, davanti ai suoi occhi increduli, il furgone dondol˛ al sole per poi essere lasciato cadere sopra a tutti gli altri rottami. Senza una portiera divelta, spuntava il volante quasi schiacciato contro il sedile. Una forza irresistibile lo spinse. Mentre la pinza s'arrestava con uno sbuffo ed un cigolio e l'autocarro  si metteva in moto quasi scatarrando, lui salt˛ agilmente scalando l'alta sponda ferrosa e s'incune˛ tra il sedile e il volante, nell'unico spazio libero che solo un gatto poteva occupare L'autocarro svolt˛ sulla strada sferragliando come fosse un treno e lui,le nere zampe strette al volante, prov˛ l'ebbrezza di guidare davvero, poco importava che il rossiccio rottame fosse posizionato al contrario.
Sergio marini 24.12.15


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