GENOVA BRUCIA

Mi appresto a godermi la solita seduta quotidiana sulla mia panchina preferita, circondata dagli ovattati rumori del mondo che mi diverto ad interpretare. Un rombo simile ad un tuono prolungato ? Un aereo che lascia Genova virando sul Ponente e m'immagino i passeggeri a godersi la riviera dall'alto. Uno sferragliare lento ? Un treno merci ,quasi sicuramente carico di Container, sospeso sul ponte che attraversa il Polcevera . Lo strepito e le grida dei bimbi dei vicini ? la gioia eterna del gioco.
Il pianto acuto del nuovo nato e la voce della mamma come rassicurante risposta ? Il mondo che si rinnova.I rintocchi delle campane della vicina chiesa e l'eco di altre sparse per le colline ? Il rincorrersi del tempo che scorre lento ma inesorabile, ma anche l'affiorare di lontani ricordi.......e...una smarmittata che irrompe fastidiosa in fondo valle ? Un deficente motociclista che tiene inutilmente sotto il casco una testa senza cervello.
Ma è comunque rilassante galleggiare in questa atmosfera con gli occhi chiusi, mentre il sole filtra dai rami della robinia e improvvisi colpi di vento attenuano finalmente l'afa. Ed è inebriante aprirli di colpo, rivolto al cielo che oggi, senza nuvole, sembra il mare capovolto, tanto che l'altissimo aereo che riluce colpito dal sole e che avanza lasciando una doppia scia sembra davvero una solitaria nave. Poi il mio sguardo si sposta a levante e s'abbassa sul profilo dei monti, oltre il Righi, verso il Fasce......... e quel che vedo mi fa balzare in piedi come se d'improvviso la panchina fosse diventata rovente. Alte volute di fumo s'alzano laggiù a Levante, segno inequivocabile di incendi boschivi. Pur nella lontananza mi pare di scorgere un paio di grossi uccellacci gialli volteggiare e infilarsi tra i fumi. Sono gli angeli del fuoco, i Canadair.E ora la valle si riempe di echi di sirene, sono certamente altri angeli del fuoco, i Pompieri, che accorrono. Il mio umore è ormai cambiato, la mia mente elabora scene già viste di intere macchie mediterranee in cenere, di abitanti in lotta con il fuoco, di flora e fauna violentata brutalmente.Non ricordo d'aver mai visto tanto fumo e in così tanti punti levarsi da quelle pendici.Naturalmente scatto alcune foto come mia abitudine mentre aleggia intorno a me il profumo della lavanda e del rosmarino, e quasi me ne vergogno. Lassù, a Monte Moro e tra le antenne del Fasce, si respirerà invece l'odore acre del bruciato.
E che bruci all'inferno, la mano dolosa, maligna e perversa,nelle stesse fiamme che ha generato.
Dalla Valpolcevera : 6.9.2009

Sergio Marini


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