GIGIO & CAMILLA

La voce chioccia della Sciâ Camilla viene amplificata dal vano scale : " Gigiooooo - Gigioooo.. " DolceAmetà è sola in casa, sta preparando la cena. Stasera acciughe impanate e poi fritte. Ha la radio accesa tanto per non sentire la solitudine, perchè, quando il suo LUI è fuori, le voci e le musiche che escono dal piccolo altoparlante le tengono tanta compagnia al punto che lei ci parla ai presentatori, commenta, polemizza, e a volte s'incazza anche perchè non ottiene replica . Ma tanto le basta. " Gigiooo Gigioooo . o mae Gigiooo " penetra i muri e supera una musichetta. " Gigiooo " Lì per lì crede che la voce faccia parte del programma radiofonico che sta ascoltando, ma poi all'ennesimo " Gigioooooo " realizza che quella è la voce della Sciâ Camilla
DolceAmetà si sciacqua le mani che puzzano di pesce e corre verso quella voce che si fa sempre più disperata.
Pensa " O Migno o l'à 'na saccâ d'anni ... O saiâ morto " (Il gatto ha un mucchio d'anni....sarà morto ) S'incontrano sul pianerottolo. A sciâ Camilla piange. Ha gli occhiali appannati ed è tuta un fremito. Continua a urlare :" Gigio " Poi vede DolceAmetà, si ferma e piglia fiato. : " O Gigio .... o m'è scappou de casa e s'è arrubattou zù pe e scae. No l'à mai fæto in tanti anni. O' puïa che, vëgio e sordo comme o l'è , so-u mangia o can de quello di cian terren " ( Gigio m'è scappato di casa e s'è rotolato giù per le scale . Non l'ha mai fatto in tanti anni, Ho paura che, vecchio e sordo com'è, se lo mangi il cane di quello del pianterreno ) e riprende a urlare " Gigiooooo " mentre continua a scendere le scale. -" Mai vista a Camilla coscì regaggia in to camminâ " ( Mai vista la Camilla così arzilla nel camminare ) pensa DolceAmetà. Poi prende le chiavi di casa, si chiude la porta alle spalle e l'insegue : " Aspëta Camilla - vegno con tì " Le due donne perlustrano il vano scale. Anche il vicino del pianterreno, richiamato dal trambusto, esce per rendersi conto di quanto succede mentre il suo cane, un labrador che non farebbe male nemmeno ad una zecca, scodinzola curioso in silenzio sull'uscio di casa.
Messo al corrente dice, con tipico accento sardo : " Niunu gattu (Nessun gatto.) Però proprio ora rientrai e il portone abbertu era e io lo chiusi. Se becco su scimpru( sto scemo ) chi lo lascia abbertu....'. " A sciâ Camilla è cadaverica, si porta le mani nei tanti capelli e si aggrappa a DolceAmetà che, cercando di confortarla dice : " Su, su, o saiâ chì davanti, in to parchezzo, sotta a quarche macchina " incappando in una topica colossale - Il " sotta a quarche macchina " viene interpretato male dalla Scià Camilla che gridando : " Me l'an misso sotta, meschin o mæ Gigio " aggiunge un acutissimo " Assascin !!! che rimbomba dal pavimnento delle cantine all'ultima tegola del tetto. D'impeto si lancia verso il portone spintonando via il vicino e DolceAmetà. Ma il portone si apre prima che lei possa artigliarne la maniglia e appare LUI , l'altra metà della mela di DolceAmetà. Ha Gigio in braccio, lo trattiene a fatica per la collottola . Non si divincola più di tanto, miagola, soffia, ha gli occhi gialli spiritati, sembra veramente spaventato. LUI : " L'ho visto mentre parchezzavo. O stava sgrafignando o porton che o s'ea appenna appena serrôu .( L'ho visto mentre parcheggiavo. Stava graffiando il portone che s'era appena chiuso ) Dalle mani di LUI , Gigio passa tra quelle amorevoli della Sciâ Camilla e subito si calma. E lei come ringraziamento " " Bello zoveno ! Meno male che no ti gh'è sciaccou a côa". ( Bel giovane !Meno male che non gli hai schiacciato la coda )


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