GLI STORNI

 

Sono seduto sulla panchina malgrado il freddo pungente. Una breve sosta, intendiamoci, tanto per riprendere fiato e non presentarmi sull'uscio di casa ansante come se avessi disputato una maratona.
Eh, l'età che avanza fortunatamente rallenta d'inverno.....
Se avessi raggiunto questa postazione d'estate, al culmine di una ragguardevole salita, sarei in un lago di sudore e con le idee annebbiate. Invece ora sono contornato dagli ultimi rimasugli di neve gelata che sembrano richiamare a breve altra neve e l'aria pungente mi tiene le rughe della fronte, gli zigomi, le orecchie e la punta del naso,( fuori dal riparo della sciarpa e del berrettone floscio che mi fa assomigliare ad un fungo) , intirizzite ma vive come non mai.
Il cielo è plumbeo, quasi liquido, il profumo della terra zuppa d'acqua stordente ma inebriante. Sto per sollevare il mio corpo da questa panca quando l'aria trema e vibra attraversata dall'unisono strepitio di una miriade di storni che si vanno a posare sugli scarni rami dell' alta robinia che troneggia alle mie spalle. E' una visione che mi scalda il cuore e mi fa dimenticare il freddo, i pensieri e persino il pranzo imminente.
Ormai è un'abitudine. Scatto una foto anche se uno spettacolo del genere credo non possa mai andarsene dalla mia memoria , ma è così piacevole condividere con gli altri questi squarci di serenità 

©   Sergio Marini   - 12.12.2008  ©


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