BREVI STORIE STRAMPALATE

LA RICARICA

 

 

S'era messo in testa una cosa, il suo chiodo fisso : "L'uomo è come un telefonino, si scarica e si ricarica. Solo che, a differenza dei telefonini, si può ricaricare di emozioni." E lui, un musone solitario dall'aspetto trasandato che la barba incolta sottolineava ancor di più, voleva essere ricaricato di sorrisi perché si sentiva proprio scarico dal momento che nessuno gli sorrideva più da tempo. E allora la decisione, il tentativo : Forse bastava captare il sorriso della gente. Ma aveva difficoltà a muoversi per via d'una dolorosa sciatica e tante scale erano ostacoli non da poco. Affacciato alla finestra vedeva pochissima gente passare frettolosa e troppo distante. Allora si trascinò faticosamente fuori di casa, . C'era la stazioncina ferroviaria molto frequentata dai pendolari, un isolato più avanti, e lui si piazzò su una panchina che era in una posizione strategica. Da lì poteva osservare il via vai delle gente e i loro comportamenti ma più passava il tempo e più si sentiva scarico, svuotato. La gente se ne stava assorta, distante, gli occhi fissi al riquadro luminoso del loro telefonino: Automi senza espressione. Immaginava lo scambio e l'invio di faccine virtuali, magari anche i sorrisi ma non era una comunicazione reale. Solo quando un treno si fermava cambiava per qualche istante la scena ma non captava sorrisi, anzi, in una occasione le lacrime di un addio lo portarono a decidere di rientrare dal suo proposito. Si alzò faticosamente trascinando la sua tristezza e i suoi dolori verso casa quando, nei pressi del portone,
 un grosso cane nero, tenuto faticosamente al guinzaglio da un anziano signore, gli saltò quasi al collo arrivando a leccargli le mani che lui aveva teso istintivamente a protezione del viso. Aveva un atteggiamento festoso, guaiva e dimenava la coda come un forsennato. l'anziano mormorò parole di scuse.  "E' giovane, vuole solo giocare, fare amicizia.."e sorrise. Lui, vincendo i dolori che dalle gambe gli salivano al cervello, si chinò verso il cane e lasciò che gli leccasse la barba incolta. I suoi occhi stanchi e gonfi incontrarono quelli del cane. Sembrava gli sorridessero . Mentre le sue mani correvano su e giù  per il dorso dal pelo raso e luccicante del cane ,fece una domanda banale sorridendo : " Come si chiama ? " L'anziano ricambiò il sorriso e la risposta fu :

" E' una femmina, si chiama GIOIA "

                                                                   Se fosse stato un telefonino sarebbe apparsa la scritta : " Ricarica completa ".


SERGIO MARINI  2.2.16


 

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