LA TENDA

Mi si para davanti all'improvviso, in corridoio, mentre mi stò
trasferendo dalla cucina al divano, bloccandomi la strada con
l'atteggiamento di un lottatore di sumo, ma con gli occhi dolci :
" Ancheu cangio e tendie da stansia da letto "
Improvvisamente mi sento l'uomo più malato del genovesato, pronto a
chiamare seduta stante il 118 e magari il 115 per
precauzione,ma...."dolcemetà sumo " emette una piccola richiesta
con la sua vocina irresistibile :
" Ti me piggi a-a scäa, pe piaxei ? "
Addio pennichella addio !
Detta così sembra che io sia uno scansafatiche, ma provate voi a
reggere la scala ad una "pignola" professionista che vuole smontare
e rimontare" personalmente" quattro enormi pezzi di stoffa che
occultano sei metri di parete e due finestre dal soffitto al
pavimento e patisce di vertigini e poi vi ricrederete.
E' tutto pronto, scala in posizione. Dolcemetà sale e io faccio da
puntello. Stacca le prime pinzette per liberare il primo paludamento
e inizia la litania : " Ecco !,o saivo mì ! " Tegni ben a scäa che a
loccia " " Damme a mente, no andâ in giandon ! "
" Te saieva cäo che mì cazzesse eh ! " e via così fino
all'abbattimento dell'ultima cortina dopo svariati spostamenti e
altrettanti su e giù. Fine del primo tempo. Siamo sani e salvi, ci
vorrebbe un te o uno sciroppo di rosa caldo per lei, un grappino per
me, per ritemprarci, ma non c'è tempo. Dolcemetà è scatenata.
Compare con le nuove tende in braccio, le posa delicatamente sul
letto, se le accarezza con lo sguardo.
" Te piaxan ? " E'una domanda che ammette una sola risposta: " Sscì "
 
E si ricomincia.
Prima di avvinghiarmi alla scala come la vitalba agli alberi, metto
un po di musica che mi sollevi il morale e i divertenti Buio Pesto
irrompono nella stanza.
Dolcemetà prima implora : " Asbascia ......" I vexin....meschinetti "
Non è vero, i vicini non c'entrano un fico secco e oggi neanche ci
sono, è Lei che non sopporta i Buio Pesto.
A conferma, abbasso il volume e lei continua a lamentarsi
:"Asbascia"
E' pronta per salire sulla scala quando mi dice :
" Gh'è na pinsetta da cangiâ "
Lo sapevo, prima o poi doveva succedere. Quello è compito mio, da
uomini. Salgo sulla scala, armeggio,sostituisco e intanto.......
Bocelli urla a squarciagola" " voglio vivere così, col sole in
fronte e felice canto, beatamente " Nel scendere dalla scala ( che
naturalmente lei non ha tenuto ) i nostri sguardi si incrociano.
Nel mio c'è " Ma..o l'è 'n volumme da infarto!! "
Nel suo c'è " Preuva a levâlo e ti vediê !!! "

Lei va su e giù per la scala come un ragno che tesse la tela, io
sono lì con la forte tentazione di scrollare la scala e vedere cosa
cade sul pavimento. Ma resisto, gli uomini veri si vedono proprio
nei momenti di difficoltà
L'ultimo pezzo di tenda, finalmente ora è al suo posto. Lei scende e
rimira tutta soddisfatta i tendaggi.
Mi dice " Arvi ! " poi " Særa ! " " Arvi, Særa, arvi, Særa "
Tutto funziona. ,io sto per levare la scala quando Dolcemetà
strilla : " Gh'è 'na bestiassa in ta tendia ! " e punta il dito. Io
ne seguo la direzione e vedo, sembra una cavalletta. Risalta tra le
pieghe della tenda color crema:una piccola e oblunga macchia
verdolina.Sembra ci guardi fisso.
" A mando via " dico mentre Bocelli sembra in sintonia e attacca
MISERERE. Mi arrampico sulla scala, arrivo quasi a contatto con
l'insetto quando Dolcemetà, che nel frattempo è sparita, ricompare
con un bicchierino di carta e un pezzo di scottex.
" No ammassala " implora. " Caccila in to gottin ! " e mi porge gli
attrezzi adatti a questa operazione.
Arrampicato lassù in alto, il bicchierino di carta impugnato con la
mano sinistra,lo scottex nell'altra, la scala traballante, Dolcemetà
seminascosta dietro la porta, la povera cavalletta che sembra pronta
a spiccare un salto contro di me, le note di Miserere........
Non avrei mai pensato di passare un pomeriggio così diverso dalla
solita pennichella.......Zac ! Un colpetto alla cavalletta che cade
nella trappola di carta e la via di fuga che gli viene preclusa dal
pezzo di scottex a far da tappo. Salta e si agita invano nel
bicchierino la poverina, mentre tento di consegnare la preda a
Dolcemetà che la rifiuta quasi schifata " Liberala. Falla xuâ feua
da-o barcon "
e apre la finestra scostando la tenda.
Eseguo. Mi sporgo dalla finestra, alzo il tappo di carta e la
cavalletta spicca un velocissimo tuffo nel vuoto, penso libera e
felice proprio mentre Miserere va a terminare.
Guardo Dolcemetà : " No te faxeivo coscì senscibile " osservo.
E lei, con lo sguardo rivolto in adorazione verso le sue tende :
" Se lasciavo fâ a tì, ti me l'aviësci sciaccâ contra a tendia,
inciastron sensa nisciun gaibo che no t'ê ätro " !!!
C'è chi si separa per molto meno................................

Sergio Marini  22.11.2008


 

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