1. LA VENDETTA        

    C'era il contadino che zappava la terra aprendo un lungo solco
    vicino alla lattuga. C'era quel botolo d'un cane imparentato
    con tutti i cani del mondo intento a spulciarsi a due metri dal
    contadino. C'erano due tortore che si inseguivano tubando e il
    ronzio minaccioso dei calabroni che andavano e venivano
    affaccendati intorno ad un abbozzo di nido che stava crescendo
    nell'angolo sbrecciato del muraglione. C'eran lo stridio e i
    voli vorticosi dei rondoni. C'erano due formicai che spuntavano
    dal terreno come due mini vulcani con le nere formichine che
    sembravano lava, e poi c'era lui che stava entrando in piena
    urgenza a pochi passi, nascosto dal filare dei pomodori. Non ce
    la faceva quasi più ed ora il botolo s'era messo a latrare
    iroso, fortunatamente non nella sua direzione, ma verso una
    gazza che stava traslocando da un albero all'altro. Il
    contadino smise di torturare la terra e chiamò a se il cane con
    un bestemmione per farlo smettere. Quello era il momento. Scavò
    rapido una buchetta,si accucciò e si liberò lì tra i
    pomodori,poi ricoprì il prodotto e si guardò sornione in giro.
    Ora poteva allontanarsi soddisfatto ma estremamente guardingo,
    memore di quella volta che il contadino lo aveva sorpreso a
    passeggiare tra i zucchini per lanciargli contro la zappa che
    lo sfiorò appena per atterrare sulla punta della sua nera coda
    di gatto, mozzandogliene un paio di centimetri .Da quel giorno
    cagare nell'orto del vicino era diventata La sua pericolosa
    vendetta giornaliera.

    Sergio Marini 15 maggio 2014

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