lLA  STELLA COMETA

 

 

Aveva trascorso una notte di sesso sfrenato e ora stava cercando di rientrare a casa prima che le luci dell'alba lo sorprendessero ancora tra i vicoli. Si sentiva stanco, svuotato di ogni energia, ma fiero delle sue prestazioni. Ormai era quasi arrivato; un ultimo vicolo annegato nel buio, colpa del lampione  spento da una vita e là in fondo, dietro l'angolo, la casa, l'unica con uno striminzito albero, un abete spelacchiato, nel cortiletto rigonfio di ogni genere di rifiuti.  Ma lui c'era nato, era il suo mondo, e ora non vedeva il momento che si sarebbe potuto distendere nel suo giaciglio. Entrò nel vicolo. Strani bagliori provenivano in direzione della casa. Per un attimo i muri del vicolo rimandarono  piccoli lampi  azzurrini, poi gialli, poi rossi, per ripiombare nel buio.
Tra un chiarore e l'altro gli si parò davanti una sagoma imponente. Due occhi iniettati di sangue lo trafissero, il digrignare dei denti, apparsi per un attimo assieme al minaccioso mugolio lo paralizzarono. Tom, il cane del vicino, il ferocissimo mastino sempre legato alla catena, era di fronte a lui. Come era potuto succedere ? La risposta venne dal tintinnare della catena che strusciava sull'acciottolato dello stretto vicolo mentre quella massa nera si avvicinava sempre più. Tom aveva strappato la catena. Non aveva via di scampo : Davanti a lui, a sbarrargli la strada di casa, un ferocissimo cane, alle sue spalle solo il vicolo buio e tanta, troppo stanchezza. Ai lati alte mura impossibili da scalare. La decisione di un attimo : doveva arrivare alla casa con una mossa imprevedibile
Anzichè retrocedere si buttò in avanti. Con la forza della disperazione cercò un varco a sinistra per poi scartare a destra schivando per un pelo i denti aguzzi che scattarono a vuoto. Una corsa disperata fino alla fine del vicolo, verso quei bagliori, con la voce irosa di Tom e il rombo della catena ad inseguirlo. I bagliori provenivano dallo striminzito abete che lui tentò di raggiungere facendo slalom tra i rifiuti che rallentarono la sua corsa. Tom gli era ormai addosso, serrò le sue mascelle e sentì i denti di lui scivolare sulla sua schiena ormai protesa a scalare l'abete con la forza della disperazione, sù ,su,sù fino alla sua cima dove Tom non sarebbe mai arrivato. Sul filo dell'alba un uomo, allarmato dal tramestio e dal furioso abbaiare del cane, uscì dalla casa , agguantò la catena che Tom aveva divelto dal muro, e andò a annodarla al vecchio cancello arrugginito e sempre aperto. Se avesse alzato lo sguardo verso l'abete avrebbe certamente notato che le luminarie che lo avvolgevano erano tutte sghimbesce come scosse da un vento furioso e Bibbo, il nero gattone del vicino,  come cozza allo scoglio, se ne stava avvinghiato alla stella cometa. 

Sergio Marini  10.12.14

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