TU SCENDI DALLE STELLE

 

Il maestro delle elementari me lo ricordo come un omone burbero, dalla faccia rubizza e con i capelli bianchi a spazzola. Era anche il direttore del coro della scuola. Ci riuniva tutti in palestra e ci metteva in postazione con quattro urlacci e un minaccioso agitare di bacchetta. Praticamente provavamo " tu scendi dalle stelle " all'inizio dell'anno scolastico, e dovevamo essere pronti prima di Natale. Sempre la stessa canzon e tanto che mi frulla in testa ancora ora, a distanza di oltre 65 anni : " Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo. O Bambino mio divino io ti vedo qui a tremar ".Il Signor Maestro, cosi' lo chiamavamo timidi e rispettosi, era meticoloso e appassionato. Quando captava una stonatura o una parola mal detta si portava le mani alle orecchie e scrollava la testa come se provasse davvero un dolore fisico. Praticamente passava più tempo a turarsi le orecchie che a godere del canto. Ma dai e ridai qualcosa di decente ne usciva fuori. A me piaceva cantare e ricordavo benissimo tutte le parole ma c'era un piccolo particolare : Ero stonato, inadatto al canto, la mia voce s'incrinava subito perchè mi immedesimavo nel bimbo al freddo e al gelo e mi commuovevo fino alle lacrime andando così fuori sincrono, ma io allora non lo sapevo, mi sembrava di essere come tutti gli altri e partecipavo con entusiasmo tanto da non stare mai fermo: Saltellavo, agitavo le mani, riprendevo al volo addirittura chi sbagliava le parole. Lui,Il Signor Maestro, aveva notato questa mia passione e cercava in tutti i modi di correggere i miei difetti, anche perchè ero il migliore della classe, avevo dieci in tutte le materie. Un giorno, preso dalla disperazione, si accasciò sul pianoforte e gli scappò un : " Tu non canti,scalci e ragli,"che provocò il mio pianto a dirotto e Lui,cercando di rimediare,allargando le braccia, aggiunse :
                                                  " ma non è colpa tua, tu ce la metti tutta, è colpa delle adenoidi".
Venne il giorno dell'esibizione davanti al corpo docente. Tutti impettiti nei nostri grembiulini neri con il grosso fiocco azzurro, l'albero di Natale nel mezzo e noi ai suoi lati. Io l'ultimo della fila accanto al Signor maestro perchè al pianoforte c'era una severissima suora. Un attimo prima di iniziare il coro, il maestro mi poggiò una mano su una spalla,premette tanto forte che quasi mi piantò per terra,io lo guardai dolorante e dal basso della mia statura lui mi sembrò un enorme orco. Si chinò verso di me e mi lanciò uno sguardo a metà strada tra l'implorante e l'ammiccante, poi mi sibilò : "Se stai fermo e canti sottovoce avrai dieci sia di canto che di educazione fisica ". E' dal 1950 che non canto più a squarciagola. Canticchio, fischietto, stono, ma sempre, quando si avvicina NATALE, quel bambino al freddo e al gelo continua a commuovermi così come il ricordo di quell'antico Maestro.

Sergio Marini   22.12.2013

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