FINE DI UN MATRIMONIO

Domenica.  Attilio pigiò con rabbia il tastino e il contatto con Lidia si spezzò.

Ora che aveva ridotto al silenzio il telefonino prese a guardarlo come se, fino a quel momento, avesse tenuto in mano un qualche cosa di viscido, disgustoso. Con la fronte imperlata di sudore lo lanciò contro il divano di cuoio del salotto e subito dopo lo seguì accartocciandosi su se stesso.   Malgrado tenesse la testa infilata tra le ginocchia e le mani sulle orecchie, la voce acuta di Lidia emergeva nella sua mente.           " E' inutile, è proprio tutto maledettamente inutile. Non ne parliamo più, Attilio,basta ! Basta ! Sono stanca di questa situazione. Non ne posso più. Ma proprio non capisci ? Eppure è così chiaro . NON TI AMO PIU'. FATTENE UNA RAGIONE. Siamo stati assieme due anni e sono stati belli, poi la tua assurda e immotivata gelosia ha rovinato tutto. Gli ultimi quattro mesi sono stati un inferno.Ho sopportato le incomprensioni, i litigi furibondi. Ma non dovevi darmi quello schiaffo. Non puoi trattarmi come se fossi una cosa di tua proprietà. No Attilio,  non tornerò più. Siamo ancora giovani, non abbiamo figli, abbiamo entrambi un discreto lavoro. Rimetteremo insieme i cocci e ripartiremo da questo fallimento.    Addio Attilio, facciamolo ora che siamo distanti, ora che ne ho la forza. Addio."

Non c'era ombra di pianto in quella voce, non un tremolio, una indecisione. Aveva persino smesso di chiamarlo " Atti ". e lui aveva percepito netta la sensazione d'averla persa per sempre.  Intimamente sapeva di essere il responsabile del fallimento, si rendeva conto che la gelosia aveva rovinato tutto. E quel gesto inconsulto, quello schiaffo che mai avrebbe voluto darle ma che invece......................La pendola del corridoio rintoccò undici colpi, sonori come lo schiaffo che ancora sentiva bruciare nell'incavo della mano. La pendola.....L'avevano acquistata insieme in viaggio di nozze e l'amavano entrambi. A chi sarebbe andata ? Quel pensiero improvviso lo rese furibondo. Aveva improvvisamente bisogno di bere per darsi una scossa.  Si trascinò come un automa nell'isola bar che avevano creato in salotto e afferrò una bottiglia di grappa quasi piena e ne trangugiò un lungo sorso bevendo direttamente dal contenitore. E il salotto a chi sarebbe andato ?  Entrò in cucina. Conservava ancora le tracce dell'ultima lotta, avvenuta una settimana prima. Un paio di piatti rotti, una sedia abbattuta su di un fianco e i resti della cena interrotta dal suo scatto d'ira che ora emanavano un odore nauseabondo. Dopo la violenza lui era rimasto lì, con il braccio ancora levato, quasi terrorizzato da ciò che aveva appena fatto, mentre Lidia, dopo essere caduta all'indietro trascinando nella caduta piatti e sedia, si rialzò in silenzio e senza dire una parola sparì in camera da letto per uscirne poco dopo con un paio di valigie. Per dirigersi verso la porta di casa dovette passare davanti a Attilio che ancora stava in cucina con l'aria confusa. Gettò ai suoi piedi una valigia vuota è disse gelida : " E' meglio che la riempi e te ne vai anche tu da questa casa. Io lo sto già facendo. "

Dal momento che la porta di casa si rinchiuse alle spalle di Lidia, Attilio iniziò a vivere come sospeso nel tempo. Riempì e svuotò parecchie volte la valigia senza decidere sul da farsi, mangiò in pizzeria, saltò anche qualche pasto, ma non abbandonò la casa, anche se era in affitto. Ci saliva a dormire senza avere il coraggio di entrare in cucina, il luogo del fattaccio. Ogni volta che entrava in casa in cuor suo sperava che Lidia ci avesse ripensato, sperava di ritrovarla convinto che l'amore fosse più forte della ragione. Ma Lidia era come scomparsa. Aveva chiesto delle ferie arretrate , a casa dei suoi non gli passavano le sue chiamate, il telefonino squillava a vuoto, gli sms cadevano nel nulla. Ed ora questa perentoria telefonata a stroncare tutte le illusioni. Un altro sorso, un altro ancora. Era sempre stato un bevitore da strapazzo, non reggeva l'alcool, ma ora voleva solo stordirsi, cercare un aiuto per poter " farsene una ragione " come aveva chiesto Lidia. Attraversò barcollando il corridoio e andò in camera da letto dove l'attendeva un letto sfatto da una settimana. Senza neanche levarsi le scarpe si lasciò cadere di traverso e rimase così, a braccia spalancate, quasi fosse crocefisso, stretta nel pugno della mano sinistra la bottiglia di grappa ridotta al lumicino.  Cercò di immaginarsi un futuro senza Lidia ma  l'alcool stava legando insieme la Gelosia, il Senso di Colpa, l'amore possessivo e ossessivo, e non gli permetteva di  ragionare lucidamente. Nel corso della telefonata lui aveva chiesto perdono, aveva implorato una seconda possibilità ma aveva anche chiesto con veemenza con " chi era stata " alimentando la sua assurda e immotivata gelosia. E così alla fine della telefonata non solo Lidia non l'aveva perdonato, ma l'aveva addirittura lasciato con parole talmente dure e decise  che gli avevano tolto ogni residua speranza. Non rimaneva che farla pentire di questa sua decisione. Lidia avrebbe dovuto portare per sempre dentro di sè il rimorso per non averlo perdonato, per aver smesso d'amarlo. Trangugiando l'ultimo goccio di grappa per un attimo pensò d'ucciderla......Altro che schiaffo ! .. ma subitò allontanò da se questa idea che non avrebbe prodotto pentimento ma solo l'affermazione del suo essere possessivo. No, Lidia doveva soffrire, doveva ricredersi, doveva provare rimorso. Mentre la nausea e il mal di testa si stavano impossessando di lui e la pendola annunciava la mezzanotte Attilio partorì un progetto folle che solo una mente ottenebrata dall'alcool poteva concepire :

La pendola non smetteva di scandire il tempo con il suo impercettibile ticchettio. Oltre il respiro di Attilio, che si faceva via via sempre più affanoso, era l'unico rumore che invadeva la casa con un tocco alla mezz'ora e con i rintocchi corrispondenti al passare delle ore. Ogni volta che annunciava l'avanzare della notte, Attilio riceveva come una sferzata che lo aiutava a riprendersi dal torpore. Stava lottando con se stesso. Si sentiva come diviso in due, una parte cercava di tenerlo in ragione, ma l'altra, un lato di se stesso che non conosceva e che l'alcool stava facendo emergere, prendeva lentamente forma.
Rincorso dai lenti rintocchi ,torturato da fitte lancinanti alla stomaco, mentre le stanze cominciavano a ondeggiare, muovendosi al rallentatore tra frequenti pause e ripensamenti riempite da un'altra bottiglia di grappa, prese a controllare che tutte le finestre fossero ben chiuse . Sprangò la porta di casa chiudendola dall'interno e radunò sul letto una bottiglia di Gin e una di Martini. Aveva bisogno ancora di tanta incoscienza. Il Gin cominciò ad invadere la sua mente e il suo stomaco mentre la luce dell'alba filtrava a fatica. La pendola battè le sei : Lunedi .
Se Lidia fosse stata lì ,accanto a lui, si sarebbe svegliata per andare in fabbrica.................
Quest'ultima considerazione spazzò via le ultime resistenze.
Con gli occhi velati di pianto, aiutandosi con frequenti sorsate di Gin, raggiunse l'armadietto dei medicinali, cercò e trovò un flaconcino di Tavor che mise in tasca, poi, con passo sempre pìù incerto penetrò in cucina facendo crocchiare sotto le sue scarpe le scheggie dei piatti rotti. La cucina economica, lucida, cromata, una scelta di Lidia, sembrava aspettarlo. Era l'ora del caffè ma questa volta Attilio aprì tutti gli ugelli del gas senza mettere niente sul fuoco. Un sibilo, simile al soffio d'un pericoloso serpente, accompagnò Atttilio verso la libreria e da uno scaffale scelse un grosso album di fotografie. Ritornò in camera da letto e gettò tutto ciò che aveva raccolto sul lettone matrimoniale sdraiandosi al centro , aprì la confezione di Tavor con mano malferma e le pillole blù si sparsero sul pavimento. Ne rimasero un paio che cacciò in bocca aiutandosi nella deglutizione con una lunga bruciante sorsata di Gin, poi aprì l'album dei ricordi..............il grosso e pesante album di cuoio rosso con le foto del matrimonio
Voleva morire con la visione di Lidia negli occhi..........
Ecco : suicidandosi avrebbe punito Lidia ottenendo così il duplice scopo di smettere lui stesso di soffrire facendo così precipitare Lidia nel rimorso per tutto il resto della sua vita per non averlo saputo comprendere, amare e perdonare.


 
  •  

Voleva morire con la visione di Lidia negli occhi..........

e Lidia gli venne incontro sorridente, nel suo spumeggiante vestito da sposa : Lidia che lo guardava teneramente con gli occhi brillanti di commozione e felicità mentre lui pronuncia il si; Loro due inginocchiati e impacciati all'altare ,lo scambio degli anelli, la firma sul registro,  il loro  radioso sorriso sulla porta della chiesa avvolti in una nuvola di riso............. ogni foglio dell'album ormai costava ad Attilio enorme fatica, non riusciva quasi a proseguire, stava per addormentarsi finalmente................La foto in gruppo sulla scalinata della chiesa, lui e lei a dire " cheese "  al fotografo, il padre, la madre, la sorella di Attilio eleganti come non mai ........................Mio Dio ! nel suo delirio Attilio non aveva pensato vigliaccamente che a se stesso e alla sua assurda vendetta Non aveva preso in considerazione neppure per un attimo il dolore che avrebbero provato i suoi. No lui questo non lo voleva........suo padre e sua madre così uniti e fieri di quel loro figlio felicemente sposato e in carriera. Sua sorella in attesa di un bimbo ....lui non l'avrebbe visto nascere....non sarebbe mai diventato zio..... Nella foto il nutrito gruppo di amici.............i parenti della sposa......................tutta quella gente domani avrebbe pianto e si sarebbero interrogati sul motivo di quel gesto. Chissà come l'avrebbero interpretato e lui stava per addormentarsi per sempre senza neanche laver lasciato un rigo di spiegazione.  No ! Cazzo ! Ma cosa stava facendo. Solo ora uno sprazzo di lucidità gli fece realizzare che la casa, trasformata in una camera a gas, sarebbe potuta esplodere. Al piano di sopra abitava una tranquilla famiglia con tre bellissime bambine, al piano di sopra ancora una coppia di amici....ancora più giù il portiere........NO ! NO !   Il suo amore trasformatosi assurdamente in odio e risentimento era una questione tra lui e Lidia. Solo loro due dovevano pagare per il matrimonio fallito, anzi, in un ultimo sussulto, per un attimo si materializzarono, chiare nella sue mente, la sue colpe .  Improvvisamente Attilio non voleva più morire ma la sua lotta per alzarsi non produsse che un rantolo, il grosso album  gli scivolò di mano  rimanendo  semiaperto sullo stomaco, la bottiglia di Gin versò le ultime gocce sul lenzuolo e l'ultima cosa che Attilio vide fu la sua mano sinistra tremare davanti ai suoi occhi, il luccichio della vera ancora infilata all'anulare e poi tutto divenne nero e prima che il nero si facesse ancora più nero sentì il sibilo mischiarsi al suo fioco respiro e a un " No,NO no no ...".che gli si strozzò in gola.  Ancora un minuto e Atttilio avrebbe sentito la pendola rintoccare sette volte.........

Involontariamente Attilio aveva fatto le cose per bene. Nessuno l'avrebbe cercato perchè i genitori  e la sorella erano in ferie e la sua ditta osservava il turno settimanale di riposo proprio al Lunedi. Così il gas continuò a lanciare il suo agghiaccinate sibilo avvolgendo ogni cosa e la pendola continuava imperterrita a scandire lo trascorrere del tempo. Verso le otto, un breve trillo del telefonino annunciò l'arrivo di un sms.  Se Attilio avesse potuto leggere quel messaggino avrebbe saputo dalla sorella che  " Qui tutto OK. Deciso ritorno Giovedì ".  Poco prima delle nove il telefonino vibrò e squillò insistentemente, poi la chiamata finì nella segreteria telefonica. Era Lidia che con voce dura comunicava a Attilio il nome dell'avvocato al quale, da quel momento , lui avrebbe dovuto rivolgersi per la soluzione pacifica e civile del loro matrimonio e l'invio dei primi incartamenti necessari.

Ecco la soluzione pacifica e civile per  la fine del Matrimonio. Attilio non l'aveva presa in considerazione  ottenebrato dalla Gelosia e da un Egoismo che non sapeva d'avere.

 

Martedi. Un timido raggio di sole penetrò nella stanza e, diritto come un riflettore, puntò sul pallido viso di Attilio. Quel corpo, immobile da quasi 24 ore, ebbe un lieve tremito, le gambe penzolarono fuori dal letto e lentamente l'uomo scivolò a terra, sul pavimento polveroso di marmo. L'istintivo  tentativo di alzarsi aiutandosi con la sponda del letto, produsse un violento giramento di testa a Attilio che iniziò a vomitare. Finalmente liberato, con gli occhi socchiusi a causa della lama di luce, le palpebre gonfie e doloranti, riuscì finalmente a stare ritto. Era talmente intontito che non riusciva a ricordare nulla, prese a muoversi in direzione di quella luce così violenta che gli arrivava mista a un vivificante soffio d'aria.. . La porta finestra che dava sul poggioletto sembrava priva di vetri all'uomo che non riusciva a tenere gli occhi aperti . Nel muoversi li sentì crocchiare sotto le sue scarpe e quei rumori così secchi lo aiutarono a riprendersi. anche se ancora la memoria stentava a riattivarsi. Iniziò a parlare a voce alta emettendo parole sensa senso......  " La sua voce risuonò per casa e lui si diresse verso il bagno dove il grande specchio gli rimandò un viso stralunato, gonfio,con dei taglietti sanguinanti sulla fronte, sulle guance,sul mento, sul collo e due occhi pesti da far paura. I capelli  rilucevano ricoperti da una miriade di brillantini. Fece scorrere l'acqua del lavabo e si bagnò abbondantemente il viso ma il puzzo di alcool e vomito persistente, le mani, le braccia , le gambe, la testa e il collo che dolevano ad ogni minimo spostamento l'aiutarono a rendersi conto ch'era vivo.VIVO !. Quella parola lo attraversò come una scossa elettrica e lo ricongiunse al momento in cui non voleva più suicidarsi.  Doveva chiudere il gas, spalancare le finestre, forse era ancora in tempo. In cucina, a parte il disordine pazzesco, tutto era silente. La cucina economica aveva le sue belle manopole cromate in posizione aperta ma non usciva nessun sibilo anche se uno strano odore dolciastro aleggiava nell'aria fetida e fumosa.

  Si affacciò ma la finestra dava sul retro della casa e l'unica vista era un tetro muraglione.  Nell'ampio salone da dove lui aveva attinto l'alcool per darsi la forza per compiere il salto nel buio regnava il solito disordine e nulla più, ma a ben guardare il vetro alla finestra non esisteva più, era tutto sbriciolato sul pavimento, come se un enorme gigantesco maglio l'avesse colpito dall'esterno.  Qualche cosa non quadrava. Attilio non riusciva a comprendere. Afferrò il telefono di casa ma rimase muto. Non c'era linea. Allora cercò febbrilmente il telefonino che trovò sotto un pezzo di vetro sul divano, ma la batteria era scarica. Andò alla porta d'ingresso che  era ben sprangata dall'interno. Nessuno era penetrato in casa . Aveva bisogno d'uscire da quell'incubo, accertarsi d'essere veramente VIVO anche perchè la pendola tanto amata s'era staccata dal muro e giaceva inerte a terra nell'atrio, piegata di lato, le braccia spalancate sulle ore 10.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Levò il catenaccio alla porta d'ingresso e con passo incerto uscì sul ballatoio. Dalla strada salivano rumori che gli ricordavano quelli dei cantieri. Provò a chiamare l'ascensore senza ottenere alcun risultato, eppure ne vedeva la sagoma ferma al piano superiore. Decise di uscire per strada. Ogni gradino che discendeva non faceva che aumentare il suo sbigottimento e la preoccupazione. Il sole,luminosissimo e caldo, lo investì nell'atrio. Per alcuni attimi rimase come cieco mentre tutt'intorno s'udivano voci.  Il portone di legno era semidivelto, quasi accartocciato. Al di là, sulla strada il sole faceva brillare schegge di vetro sparse ovunque.  C'erano auto dei carabinieri e una grossa autopompa dei vigili del fuoco. Da lì si vedeva il palazzo di fronte senza vetri alle finestre e una parte della facciata annerita. Attilio non si  capacitava come poteva aver causato un simile disastro senza che il suo appartamento non fosse sventrato e lui avesse solo pochi graffii. Gli sembrava tutto così fuori posto.  Forse delirava.......  Giovanni, l'anziano portiere del palazzo, stava ramazzando vetri e detriti. " Che è successo ? " La voce roca e imbarazzata di Attilio fece trasalire l'uomo intento nel suo lavoro. Giovanni alzò la testa, si appoggiò al manico della scopa e rifiatò sospirando rumorosamente.  " CHE E' SUCCESSO ?? " ripetè il portiere con meraviglia, quasi incredulo di quella domanda. Poi osservando Attilio da sotto in sù prese a scrollare la testa. " CHE E'SUCCESSO ????!!!! " ripetè ancora , questa volta con rabbia, sputando sui detriti.  Attilio si sentì peduto. Ecco il colpevole, sono io, - pensò il giovane. - io ho causato questo disastro....laggiù ci sono i carabinieri..... ora vado a costituirmi...................." Ma signor Attilio dove è stato ieri ? Sulla luna ? "  la domanda del portiere interruppe i suoi cupi pensieri. In un estremo tentativo di difesa Attilio rispose " Ieri ero molto stanco e sono rimasto a casa a dormire. Quando mi sono svegliato stamani.......tutto questo casino.....io.... non so.... "  " Ah, ma lei signor Attilio, così giovane, o è sordo o dorme con i tappi nelle orecchie  " esclamò il portiere " Ma come, non l'ha svegliato il botto ? Beato lei ! Hanno fatto un attentato alla sede del partito, quello del palazzo di fronte. Che botto e che spavento ! Sono saltati tutti i vetri alle finestre, molti anche nel nostro palazzo, ha preso fuoco anche il bar, sono interevenuti i pompieri, la polizia, ambulanze.  Per fortuna non passava nessuno anche se erano le dieci del mattino. Tra le ferie e il fatto che al lunedi molti negozi tengono chiuso.....è stato un vero miracolo che non ci sia scappato il morto ma solo qualche ferito. Hanno sospeso la fornitura del gas e dell'elettricità ma fra poco dovrebbero ripristinarla. E poi........"

 

                                                                                  

Attilio non ascoltava più.  Improvvisamente cominciò a tremare........ aveva bisogno di aria........ ma al contempo gli bruciava dentro il desiderio di affogare il viso nel petto della madre ed essere stretto fra le sicure braccia del padre. Era come se stesse nascendo per la seconda volta....si sentiva un altro. ... saliva prepotente il gusto di vivere. Il Destino gli stava offrendo una seconda opportunità, quasi una seconda vita . Doveva solo prendere atto serenamente delle sue colpe e sarebbe rinato veramente.
 Uscì nel sole scavalcando detriti, calcinacci e vetri infranti .



Avrebbe rispettato la volontà di Lidia.

 .                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Sergio Marini   7.8.2008