UN PENSIONATO ANNI '70

E suonò la sveglia. Un trillo acutissimo che si trasformò, dopo qualche secondo, in uno sferragliare per poi andare a spegnersi lentamente.

Anselmo non aveva più bisogno della sveglia da una settimana. Era ormai andato in pensione, lui, ma gli piaceva essere svegliato da qual suono fastidioso che lo aveva ossessionato per lunghi anni quarantadue per la precisione. Gli piaceva sì, ne godeva, abbandonato sotto le coperte aspettando che quella svegliaccia finisse la propria carica che riempiva di echi la stanza. Poi, con un sospiro, metteva i piedi giù dal letto stando ben attento a centrare le ciabatte e andava in bagno ma, al contrario di quanto faceva la settimana prima, dopo aver ciabattato per la casa silenziosa, ritornò a dormire accanto alla moglie Paola. E che diamine ! Era in pensione. In pensione !

La moglie Paola borbottò qualcosa di incomprensibile, appena uscita dal sonno, ma Anselmo ormai non ci faceva più caso. Lei mugugnava così tutte le mattine, tranne le giornate festive e quelle di malattia, ma poi finiva per alzarsi e, mentre lui si vestiva in fretta e furia per andare al lavoro, lei preparava il caffè che lui avrebbe trangugiato di corsa quasi sulla porta di casa.  Ora invece era lì al caldo, sotto le coperte, e faceva conto di dormire almeno un  altro paio di orette, e lei con lui.

In attesa del ritorno del sonno si mise a pensare ai compagni di lavoro che certamente sarebbero stati in viaggio verso la fabbrica. Penco si materializzò nella sua mente. Il bravo ragazzo preoccupato di non riuscire ad essere all'altezza di lui, Anselmo, nel lavoro di tornitore, e lui a dispensargli consigli preziosi come certamente non aveva mai ricevuto da nessuno. E Penco sempre a ringraziare. Poi c'era Buratti che voleva quel posto da tornitore, ci aveva sperato a lungo, aveva tentato di tutto, persino la classica strada delle raccomandazioni ma.....chi non sa non sa.  E poi i colleghi Bisolfi, Parodi,Conte, Spagno, Locardi, che al momento del distacco, una settimana prima, l'avevano festeggiato con un caloroso brindisi e gli avevano regalato un' inaspettato e graditissimo ricordo : Un  tornio in miniatura composto da scarti della lavorazione.       E poi Capra, il capo officina. Ecco i vantaggi dell'andare in pensione, non  avrebbe più rivisto quel borioso d'un uomo così strafottente e pieno di sé, gelido e privo di umanità: Non s'erano neppure salutati. Capra.......Anselmo sorrise mentre  scivolava nuovamente nel sonno.

 

Poco dopo le otto, mentre la Paola sfaccendava, Anselmo si svegliò definitivamente, riposato e felice. Si lavò, si vestì fischiettando e infine si presentò tirato a lucido a bersi il caffè. " Mi sembra  di essere un ragazzino, altro che sessant'enne " esclamò' . Si sfregò le mani, baciò la moglie e sorseggiò lentamente il caffè.   " Un ragazzino con molto tempo libero " rispose la Paola " un ragazzino che dorme fino alle otto ma che mi sveglia ancora regolarmente alle sei tutte le mattine. Che senso ha tutto questo ? " domandò lei . " Tempo al tempo " rispose lui " Certe abitudini sono dure da perdere. Vedrai che uno di questi giorni la sveglia non la carico più "    La ribaciò con trasporto poi annunciò :" Vado a comperarmi il giornale. E' sempre interessante sapere cosa succede nel mondo " e uscì sparendo giù per le scale.     Immerso nel vorticoso traffico cittadino  pensava : - Domenica, una eterna domenica-Sono entrato in una fase della mia vita, che spero lunga e priva di acciacchi, nella quale non sono più costretto a contare i giorni lavorativi in attesa di una giornata di festa per trascorrerla poi in riposo per potermi ripresentare rigenerato sul lavoro. LAVORO....ecco una parola adoperata per tanti anni, una preoccupazione costante, un " doverlo fare a tutti i costi " per sopravvivere, per guadagnare qualche lira in più..lavoro, lavoro,lavoro.....

Anselmo era arrivato all'edicola." IL LAVORO ! "disse mettendo in mano al giornalaio 150 lire. Sopportò sorridendo la battuta dell'edicolante : " Ecco un ex lavoratore  che mi tocca mantenere  per chissà ancora quanti anni ! "   Era certo che la maggior parte delle gente lo invidiava, lui così giovanile, con una moglie di cinquant'anni ancora piacente, appartamento di proprietà, auto e moto, senza figli......senza figli.   " Ciao Luigino " salutò il bimbetto biondo del giornalaio ch'era sbucato da dietro il banco brandendo un giornaletto.  " Niente asilo oggi ? "  Il giornalaio rispose per lui :-" C'è una epidemia influenzale. Preferiamo tenerlo lontano per qualche giorno. Lui ne è appena uscito e non vorremmo una ricaduta ". Anselmo passò una mano tra i capelli del bimbo scompigliandoglieli. " Ciao piccola peste " Mise il giornale nella tasca della giacca ,come d'abitudine, e uscì nel sole inseguito dai pensieri . Senza figli....senza figli....Un paio di tentativi andati a male.....troppi rischi in seguito  per la Paola.....era andata così . Abbiamo accettato serenamente il destino riversando il nostro affetto verso i figli della sorella della Paola. Siamo zii ben voluti, rispettati, i nipoti sono splendidi. Siamo una coppia unita, mai un tradimento.....oh..litigi tanti.....ma quelli aiutano a tenere vivo il rapporto. Gli stava passando davanti il passato e gli venne in mente quella conversazione captata per caso mentre usciva dal bar del quartiere quando gli avventori credevano si fosse già allontanato . " Fortunato l'Anselmo. Bella donna lei, seria, sempre sola, lui sempre al lavoro.......ma chi ci ha provato ha trovato un muro.""  Sorridendo a se stesso adocchiò una panchina sulla piazzetta antistante la chiesa, protetta dalla frescura di due ippocastani. Una panchina sempre occupata nei festivi ma completamente a sua disposizione in quel giorno lavorativo ( per gli altri naturalmente ). Si accertò che le traversine in ferro, pitturate di verde abbastanza di recente, fossero pulite e poi si sedette, inforcò gli occhiali e dispiegò il giornale. In prima pagina notizie di politica internazionale e l'ennesima vigliaccata delle Brigate Rosse. Nelle pagine interne un calderone di notizie lo tenevano informato sullo stato del mondo che lui giudicava irrimediabilmente malato. Saltò tutto a piè pari andando alla cronaca locale e subito un articolo lo colpì più di tutti gli altri : Lo stabilimento dentro il quale aveva speso la sua vita lavorativa era sceso in sciopero per il rinnovo del contratto. Chiuse il giornale. Sciopero, lotta, sindacati ,padroni.....Ecco il vantaggio di essere pensionato. Queste cose non lo avrebbero più toccato. Le manifestazioni di piazza, le marce in corteo fino al centro della città a scandire slogan....non si sarebbe più fatto il sangue marcio per questioni di turnistiche, aumenti salariali, passaggi di categoria, elezioni di delegati. Tutto alle spalle ormai. La sua unica preoccupazione sarebbe stata quella di andare a ritirare la pensione e impiegare piacevolmente il tempo libero, vale a dire tutte le giornate a venire. Al di là della chiesa scorreva lontano il traffico. Passarono uno dietro all'altro un autobus e tre grossi autocarri. Gente - pensò ancora Anselmo - costretta a lavorare per vivere, proprio come facevo io fino ad una settimana fa.   . Alcuni ricevono liquidazioni di centinaia di milioni e pensioni astronomiche, favolose, mentre a me daranno un pò di soldi e una pensione di centocinquantamila lire. Quarantadue anni di lavoro per poi dover vivere con centocinquantamila  al mese.  - Scosse la testa e improvvisamente si sentì amareggiato perché la maggior parte delle persone dovevano vivere con meno di centomila lire al mese e molti erano costretti al lavoro nero perché il costo della vita stava aumentando vertiginosamente. Queste considerazioni lo portarono a considerarsi fortunato : Lui non aveva particolari bisogni, spese urgenti. Poteva tranquillamente aspettare e affrontare anche un eventuale ritardo nell'erogazione della pensione, aveva un equo affitto, nessun hobby particolarmente costoso, fumava pochissimo ed era pure morigerato nel bere, qualche soldarello  lo aveva accumulato  considerato che non aveva fatto altro che lavorare e lavorare rinunciando così a viaggi e alla sua giovanile passione, quella dello sci. La Paola  poi arrotondava le entrate aggiustando vestiti per la sartoria sotto casa. Avevano persino una passione che li accomunava : La Lettura. La Paola  aveva letto molti libri, lui  da tempo non riusciva a finirne uno, sempre vinto dalla stanchezza. Ora finalmente si sarebbe messo in pari. Era talmente immerso nei suoi pensieri che si dimenticò il giornale sulla panchina e percorse un lungo tratto di strada con gli occhiali sul naso che, essendo solo per lettura, gli offuscavano la vista. Se ne accorse la Paola che incontrò nei pressi del portone di casa, uscita per fare la spesa.  "Con gli occhiali anche per strada sembri proprio un pensionato " scherzò lei. Lui si diede una pacca sulla fronte e nel levarseli :" Cominciavo a preoccuparmi. Credevo mi fosse calata la vista "                 Poi la prese a braccetto e, con somma meraviglia della donna, disse :"  Oggi ti accompagno, tanto ne ho di tempo. Mi vuoi come scorta ? "

 

 


 

Sei mesi dopo il pensionato Anselmo era, come la maggior parte dei pensionati italiani, ancora in attesa della pensione.  Era inquieto e un poco deluso dal silenzio che s'era creato intorno a lui. Aveva l'impressione che tutti lo avessero dimenticato : Lo Stato per primo non inviandogli ancora la pensione, gli amici per secondi.  " Ma come ! " - rifletteva quella mattina di ottobre, fredda e ventosa, mentre sorseggiava solitario un caffè al solito bar gettando ogni tanto un'occhiata distratta al giornale " i compagni di lavoro mi hanno fatto tante feste,brindisi, regalo, tante belle parole, ma dal giorno del commiato non ho più rivisto nessuno, neppure una telefonata, niente di niente. Non mi aspettavo questo, sono deluso da Penco che avrà certo preso il mio posto al tornio ed eravamo così amici.......E Bisolfi, Parodi,Conte,Spagno, Locardi , formavamo una bella squadra affiatata e nel momento del distacco mi sembravano sinceri nel promettermi " Ti verremo a trovare.""Niente. Dimenticato o messo da parte come un inutile truciolo "   Porse al barista le 120 lire del caffè e uscì con passo lento e strascicato. Si sentì improvvisamente " vecchio " , Tutto quel tempo libero  ora l'opprimeva. Aveva letto qualche libro, aveva fatto qualche lavoretto di manutenzione casalinga che aspettava da anni, ma anche così le giornate risultavano vuote e noiose. Aveva persino provato a frequentare il circolo Arci poco distante ma era pieno di pensionati che giocavano a scopone e a ramino litigando continuamente, bevendo vino come fosse acqua in un salone pieno di fumo che gli faceva puzzare i vestiti. No, quel tipo di vita non faceva per lui.  Anche i nipoti sembrava avessero diradato le visite tutti presi da impegni scolastici. Entrò nel panificio. Il pane era aumentato, ora costava 450 lire al chilo e l'inflazione aveva ripreso a galoppare. Per la prima volta si scoprì di stare attento anche alle spese spicciole . Questa benedetta pensione non voleva arrivare e cominciava  ad essere preoccupato. Forse avrebbe acquistato un poco di serenità e il tempo sarebbe trascorso meglio se si fosse messo ad aiutare la moglie nelle faccende domestiche. Al momento l'idea gli sembrò buona. Non l'aveva mai fatto, perché non provare ?

Subito dopo il pranzo provò a mettere in pratica l'idea. Sparecchiò con gran meraviglia della Paola, poi preparò il caffè.  Nel tardo pomeriggio interruppe la lettura, guarda la combinazione,di Lavorare stanca di Cesare Pavese, e si apprestò ad aiutare la moglie per la preparazione della cena.  " Non sono ne vecchia ne malata, m'impicci ! Vattene di là a leggere:" La Paola non aveva capito l'uomo e stava considerando il suo atteggiamento come un intrusione. Finirono per litigare. Seduto sul divano, con un libro in mano che manco vedeva ,cominciò a pensare :" Ora sono considerato solo buono per la pensione anche da Paola, un uomo capace solo di starsene a riposo, in disparte, dimenticato da tutti,." Iniziò a provare una acuta nostalgia per i tempi ,che ora sembravano tanto lontani,scanditi dagli orari e di quando faceva  girare con perizia il tornio, quel marchingegno pieno di trucioli. A furia di pensarci ne percepì persino l'odore di olio emulsionato che aleggiava in officina, rivalutò persino le liti con quel borioso di Capra, il capo officina. Ripassò mentalmente i suoi compagni di lavoro uno per uno. Loro sì che vivevano ed erano utili alla società. Lo sconforto stava prendendo il sopravvento, provò persino dolori mai avuti prima. Per fortuna lo colse il sonno, lì sul divano, in un'ora non usuale per lui, a dargli un minimo di pace. A cena non disse una parola, cupo e privo d'appetito. Poi, anziché finire la serata davanti alla TV, con un laconico " Non mi sento molto bene, vado a letto " si isolò dal mondo, ma prima di addormentarsi caricò la sveglia puntandola sulle sei, riprendendo così una abitudine che già da qualche mese aveva ormai perso.

Al trillo della sveglia Anselmo la spense rapidamente e si alzò, andò in bagno e invece di ritornare a letto si vestì. Vedendo che non ritornava a letto per protrarre la dormita come al suo solito, la voce insonnolita della Paola dalla  camera da letto lo raggiunse :" Ma....non vieni a letto ? Ti senti male ? " La risposta del marito la raggelò : " Stamani vado a lavorare !  " E il rumore della porta di casa che si chiudeva alle spalle dell'uomo lasciò la moglie incredula seduta sulla sponda del letto matrimoniale.  Fuori il buio cominciava a sfilacciarsi e il vento maligno, che portava con sé punture di spillo, lo spinse in avanti verso la fermata dell'autobus che raggiunse con passo svelto e deciso. Ecco lì, puntuale, l'autobus delle 6,29, pieno solo di persone insonnolite : I lavoratori.  Salì e  le solite facce di sempre lo guardarono meravigliate. Salutò allegramente come era solito fare e in cambio ricevette da Pietro, che sedeva immancabilmente al solito posto come se il tempo non fosse passato, un " Ma come, Anselmo, tu qui ? E dove te ne vai invece di startene beatamente a dormire con questo tempaccio, tu che puoi ? "  " Mah, mi ha chiamato il direttore " mentì. E aggiunse.." Sarà per la pensione.."  Subentrò Lella. Lei ne veniva da molto lontano. Una pendolare. Una vita sui treni, dall'entroterra fino alla periferia, poi l'autobus. Si alzava alle quattro, poveraccia : " Beato te. Io non ce la faccio più e devo fare ancora questa vita per altri due anni per arrivare almeno ai 35 di contributi"   "E allora cosa  dovrei dire io"  incalzò Pietro." Ho l'ulcera, l'artrosi, non riesco quasi più a camminare...quella maledetta pressa un giorno o l'altro schiaccerà anche me e di anni me ne mancano sei. "  Anselmo avrebbe voluto rispondere " NO. Stringete i denti  ma continuate a lavorare. Così siete vivi. " Invece riuscì solo a dire : " Vi faccio tanti auguri. Anche per voi arriverà il momento"

All'entrata della fabbrica s'aspettava una calorosa accoglienza ma molti andavano di fretta con i baveri alzati, i cappelli calati fin quasi sugli occhi, i turnisti con la borsa contenente il pranzo stretta in pugno. C'erano i cartellini da timbrare e solo alcuni gli  concessero  qualche "Ciao vecchio Anselmo " e qualche ghiacciata stretta di mano. Il Locardi  si accorse della sua presenza solo quando era ormai al di là degli orologi e gli gridò agitando la mano in cenno di saluto: "Ma tu guarda il pensionato che invece di dormirsene viene qui a visitare e sfottere i galeotti  !  Facciamo a cambio ? Ciaoooo  !"  In dieci minuti la portineria inghiottì tutti, anche i ritardatari, e Anselmo restò solo davanti ai guardiani. Era frastornato ma voleva rivedere il suo posto di lavoro, sentire il rumore dei torni,annusare l'odore acre del ferro, rivedere i compagni.

 

Fece per entrare ma Guarardi saltò fuori dalla guardiola sbarrandogli il passo : "Dove vuole andare il nostro pensionato ? "   " Entro un attimo a salutare gli  amici  "  Guarardi scosse la testa e allargò le braccia : "Eh no ! Non si può mica ! Figuriamoci, se facessimo così ci sarebbe un via e vai di pensionati........gli amici si possono salutare fuori, non le pare ? " Anselmo stava a testa bassa come un ragazzino scoperto a rubare la marmellata : " Ma sono venuto qui perché vorrei parlare anche con il direttore, L'ing Folgarino " cercò di giustificarsi.  Il guardiano lo guardò con aria stranita : " Ma come ? Non ha saputo ? " poi vista la stessa aria negli occhi di Anselmo precisò :" Già già, lei è in pensione ormai . L'ingegnere era già molto anziano, ultimamente stava in officina solo come consulente...insomma, è morto il mese scorso. Ora al suo posto c'è......................."   Ma Anselmo non ascoltava più. Era già in strada.

 Girovagò tutta la mattina senza una meta precisa, con la testa gonfia di tristi pensieri. Era entrato in crisi. Cosa era successo all'uomo di pochi mesi prima così felice di andare in pensione ? Cosa s'era guastato in lui ?  La città  gli stendeva davanti  la caotica operosità caratterizzata dal traffico e dai negozi. I suoi passi l'avevano portato davanti ad un muro ingombro di manifesti listati a lutto : Gianfranco Gabbin anni 68- Arturo Pennat - anni 74- Adele Parodi anni 82 -Pensionati. Tutti pensionati. " Ecco la fine che facciamo tutti " pensò quasi a voce alta mentre inforcava gli occhiali per leggere meglio "Ancora qualche inutile anno di vita affondando nella noia e nelle più disparate malattie. dimenticato da tutti, e poi, e poi, ecco lì ! Un bel manifesto, magari sovrapposto a chissà quanti altri, un dignitoso funerale seguito di malavoglia da qualche frettoloso compagno di lavoro.....NO QUELLI NO ! non mi piacciono gli ipocriti. Mi hanno dimenticato troppo in fretta. Ancora un annetto e già si immaginava i loro discorsi :" Ti ricordi di quel tornitore? Come si chiamava ? Ma sì quello che portava sempre quel berrettino verde ? "- Nemmeno il suo nome si sarebbero ricordati. " 

Gli occhiali da vista misero bene a fuoco un altro manifesto : ANSELMO RENZI.  Si avvicinò meglio. " Tò guarda, pover'uomo, si chiamava Anselmo come me. Non sono molti che portano lo stesso mio nome " ANSELMO RENZI - ANNI 40 - NE DANNO IL TRISTE ANNUNCIO LA MOGLIE, I FIGLI, I PARENTI ...."   "Quaranta ! " quasi lo gridò Anselmo questo numero : "Quarant'anni....ma si può ? "  Distolse gli occhi velati di lacrime dal manifesto e proseguì il cammino barcollando. Passò un autobus e lui era alla fermata. Senza nemmeno guardare che numero avesse e che direzione avrebbe preso ci salì. Voleva allontanarsi da lì al più presto.  " 40 ANNI - MOGLIE - FIGLI . CHE FREDDO CHE FA SU QUESTO AUTOBUS !"

Poco prima di mezzogiorno rientrò a casa e la prima cosa che fece fu di abbracciare la moglie Paola stringendola forte forte a sé, con trasporto e commozione, come se fosse ritornato da un lungo viaggio. Quando la Paola riuscì a staccarsi da lui la vide felice, raggiante, come se fossero svaniti tutti i loro battibecchi : " Anselmo, è arrivata la tua pensione ! " annunciò lei come se avesse fatto 13 al totocalcio. E indicò un plico che faceva bella mostra di sé sul tavolo della cucina . "Non si sono dimenticati di te, di noi. Hai visto Anselmo, finalmente ! "  Questa davvero era una notizia a lungo attesa. Mentre apriva il plico con emozione gli venne in mente quell'Anselmo di 40 anni e un brivido lo percorse. " Ti danno gli arretrati ? " domandò lei sbirciando le scartoffie  " E anche una discreta pensione, persino superiore a quella che m'aspettavo " annunciò lui finalmente soddisfatto.  Baciò la Paola. " Sai che faremo degli arretrati ? - disse sventolando il foglio pieno di numeri sotto il naso di lei - " faremo quello che non abbiamo mai fatto in tanti anni perché il lavoro mi ha, anzi ci ha, reso schiavi. Rifaremo pari pari il nostro viaggio di nozze e andremo anche a sciare ! " - La Paola lo guardò come se lo vedesse per la prima volta. : " Ma Anselmo, è sempre stato il mio sogno, ma tu, il tuo lavoro, i soldi da metterere da parte per la vecchiaia, la tua pigrizia....."  Ma lui era ormai incontenibile : " e poi leggeremo libri insieme, faremo lunghe passeggiate, andremo al cinema.. " - " Al cinema ? " si meravigliò lei " Ma se hai sempre sostenuto che ormai c'è la televisione !" -"Guarderemo anche quella. E poi visite ai  nipoti, regali, gite. Andremo anche a teatro e a ballare.NOI siamo vivi, VIVI, capisci ? " Paola si allontanò da quell'uomo per guardarlo meglio. Ma era suo marito o per caso un sosia ? Se lo ricordava astioso, litigioso, intrattabile poco dopo il pensionamento. Era uscito di casa vaneggiando che andava a lavorare...Una trasformazione incredibile, miracolosa. E poi era sempre stato abbastanza tirchio di carattere ed ora faceva progetti piuttosto dispendiosi, anche se, tutto sommato, potevano permettersi tutto ciò. " Ma che ti è successo stamattina ? " domandò con un' espressione tra l'incredulo e il preoccupato."      "Ero uscito furibondo e sono andato realmente a lavorare. E' stata una mattinata molto interessante e solo ora sono definitivamente in pensione. Non lavorerò mai più ma stamani dovevo proprio fare la mia ultima presenza. Dovrebbero farlo tutti i pensionati dopo un annetto di pensione. Ti apre gli occhi e la mente. Interessante è stata anche la lettura murale. I muri della città parlano a chi sa leggere ed io, fortunatamente, sono un buon lettore.              FINE

                                                                                       

                                                    

 

Sergio Marini

22.4.2010


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