IL RITORNO



Partiti di notte per evitare le chilometriche code di auto siamo approdati al portone di casa alle prime luci dell'alba senza aver chiuso occhio,con un' ora di ritardo. Ho dovuto mostrare auto, documenti e moglie a carabinieri sulla statale, procedere a passo d'uomo per almeno cinque chilometri in autostrada per un misterioso restringimento di carreggiata segnalato da birilli sparsi e pericolosamente fuorvianti, sono stato minacciato da sciami di autovelox, ho soffiato su un palloncino gentilmente portomi dalla stradale all'uscita del casello come fosse un premio finale ( devo averlo riempito di bile ). La prima cosa che ho fatto, una volta entrato in casa, stata una capatina in bagno. La tazza del cesso quando mi ha visto si   messa a scodinzolare e lo sciacquone, una volta azionato, ha emesso gridolini di gioia.  Ma MAI quanto m. Mi sono mancati moltissimo, quelli della pensione non erano di mio gradimento e poi avevano posizionato il rotolo della carta igienica contromano e mi ci sono quasi slogato una spalla per usufruirne. E la doccia aveva due opzioni : o fredda o gelata.
Poi son andato alla finestra per accertarmi che la Lanterna fosse ancora l e lei mi ha mandato gli ultimi bagliori come cenno di saluto. Anche il mare che dopo il buio della notte prendeva colore, color Genova per l'appunto, mi ha restituito la certezza di essere finalmente a casa e che le vacanze, anche quest'anno, ce le siamo buttate alle spalle.

                                      
Mentre la dolcemet cominciava a disfare le valige e a allineare sul tavolo souvenir made in China che non mi capacito come abbiamo fatto ad acquistarli tanto sono pacchiani e sempre gli stessi tutti gli anni.(cambia solo la localit.) io mi sono diretto in camera da letto. Alla vista del letto matrimoniale mi sono commosso ed emozionato come la prima volta, anzi, DI PIU'. A confronto, il materesso della pensione sembrava di marmo e ho ancora la schiena e i fianchi ricoperti di lividi. Per non parlare del cuscino, che pareva di pongo e puzzava e ti soffocava,  e delle lenzuola, che ti davano l'impressione di stare avvolti nella carta vetrata del 40. Mi sarei certo addormentato di colpo se la voce della dolcemet non mi avesse raggiunto:
""Almeno redoggia o  drubetto . " E levite  e scarpe "
Un po fuso dalle lunghe ore di guida ho mormorato : " Me destendo solo un stissin ... son sscioppou comme a Germania in to quarantainque.
Lei, con voce stanca, ma ancora battagliera : " Ma no t'aivi dto che doveiva se 'na  longa pausa " RILASSANTE " ? -
" Ti doviesci se fresco comme 'na reusa .......o vinti giorni son pochi  ? "
Io sospirando ( o rantolando ? ) dolorante : " Vinti neutti con o TUM TUM de 'na discoteca de fronte a-a penscion...I feughi artificiali ae doe de nuette.....i bschi vexin che bruxivan.....Ambulanse, sirene, pomp, motorin smarmittae, sbraggi.de imbrighi.......e o treno.....anzi I TRENI ! Quest'anno,  appreuvo a-e t fixime de cangi,  smmo finii in ten manicomio... "
E lei indispettita : " Sc. Ma m gh' aivo piggiou o lecco a se serva e rivera.  Bastavan do tappetti in te ogie............ma z t con quella testa da massabecco !....."
Io polemico : " Ma se non ti fvi tro che mogogn che o mangi o l'a gramnmo, che i came an desgaib e pnti di bradipi, che fva ci cdo che a Zena, che no gh''a campo pe o.... telefonin .....e  z ...t se non ti telefoni a e t amighe pe fle scciatt da-o venin ! " A l'a 'na modesta penscion pinn-a de vegetti ma t ti e conti grosse......t'ho sento spaccila a-a Clelia pe n'albergo a inque stelle. .....ma fmme o piaxei !!! 

 Lei -di rimando : " Le, tutti i anni a v in Vobbia,  in t'en campeggio, e a me conta che a l' in Valtournanche "

                                                                                                                                              

Cala un lungo e imbarazzato silenzio. La dolcemet davanti allo specchio. Si guarda braccia e gambe.
 " E sinse e i pappataxi m'han trivellou............" geme
Mi osservo anch'io : Ho due o tre ponfi che sembrano vulcani spenti. " Idem con patatte " dico " Mettemmo in to conto anche e ce bestiette " 
Sbadiglio. Lei, conciliante : " Psite, Psite.. M ho dormiggiou in mcchina . Intanto che ti ronfi mi vaggu a telefon a-a Clelia, e dappeu a-a Teresa, dappeu a......"



Mi  svegliano i rintocchi delle campane che annunciano mezzogiorno. La dolcemet al telefono, sento che dice :

" Madonn-a ! L' z mzogiorno " Comme xua o tempo : Beh, ciao.Agnese..se sentimmo doppodisn che se quell'ommo o s'addescia o me retrocede a badante "
Poi sento che si muove in cucina, tintinnano piatti e bicchieri. Buon segno. Mi presento ancora assonnato ma con la pancia che brontola.
Come mi vede mi assale : " In c no gh' tsto ninte. Pastasciuta o riso all'euio ? E poi 'na Simmenthal o 'na scatoeta de sardenn-e.
E pe fruta 'n'tra sctoa : ananassi"  e poi aggiunge allargando le braccia : " " e do crack psi a-o posto do pan "




Ho deciso: Il prossimo anno non mi schiodo. Resto a far la guardia alla Lanterna.
E la dolcemet ? - Ci sono tante pizzerie e ristorantini nei dintorni. Sar servita e riverita a Genova e potr sempre dire alla Clelia che tutti i giorni manger da Zeffirino.

.Sergio Marini - agosto 2007


                                                        Per la traduzione dei dialoghi in lingua genovese a quella italiana di IL RITORNO: